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SAN MINIATO - Riiflettere sulla Evangelii Gaudium rispondendo a una richiesta esplicita del Papa alla Chiesa italiana, questo il desiderio del vescovo Andrea, che ha affidato al fondatore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, il compito di dare avvio all’anno pastorale. Il relatore ha confermato che lo stesso papa Francesco desidera che la sua prima esortazione apostolica non resti lettera morta ma venga prioritariamente recepita.

Un’ansia pastorale quella del pontefice, testimoniata anche dal card. Bassetti che ha raccontato recentemente come già almeno in due occasioni il Papa gli abbia chiesto rassicurazioni sull’attuazione del documento nelle diocesi italiane. Secondo l’ex priore di Bose ci sono segni confortanti che qualcosa sta mutando nella Chiesa italiana. Si affacciano timidi i primi segnali di una «conversione pastorale» che investe la Chiesa nei suoi assetti e nelle sue strutture. Tuttavia «possiamo operare tutte le riforme di curia possibili - ha ammonito Bianchi - ma se prima non c’è una conversione degli uomini e delle donne, vane saranno le riforme». Il relatore ha poi messo in evidenza alcuni tratti caratteristici della Evangelii Gaudium, il primo documento papale in cui si dà voce agli episcopati, assumendo in modo corale le voci della Chiesa, fatto che testimonia il desiderio del Santo Padre di sinodalità con la Chiesa tutta. Sono accolte nell’esortazione apostolica anche voci esterne alle frontiere del cattolicesimo, con citazioni del patriarca di Costantinopoli, di Dietrich Bonhoeffer, di Paul Ricoeur. La Chiesa infatti è disposta ad ascoltare tutti e dove riconosce una voce di bene e di verità, è in grado di accoglierla e confermarla senza avere paura. Non spaventi però il richiamo a queste voci alte della cultura: la Evangelii gaudium è fondamentalmente una lettera che parla alla gente, anche attraverso l’utilizzo di incisi arguti e balenanti, come quel «ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua», oppure «il confessionale non deve essere una sala di tortura».
Secondo il Papa, inoltre, esiste il pericolo di perdere l’entusiasmo missionario, la gioia dell’evangelizzazione, gli ideali di fraternità e comunità, la forza missionaria e soprattutto la speranza. Proprio la gioia del vangelo costituisce il cuore di tutta la lettera. Occorre tener presente come monito i rimproveri che sono stati fatti a noi cristiani riguardo all’incapacità di essere nella gioia, a rallegrarci in mezzo agli uomini. Una delle vere ragioni per cui la nostra Chiesa si presenta affaticata e in debito di ossigeno sta in questo: vivere insieme nella Chiesa dovrebbe essere innanzitutto fonte di gioia, ma dalle facce funeree di molti cristiani parrebbe invece di riconsocere nel Vangelo il peso della legge, esattamente come i farisei, incapaci di sentire il profumo della libertà.
«La vita cristiana dev’essere una vita bella, non solo buona - ha affermato Bianchi - Se non saremo capaci di inverare questo, testimoniando la bellezza del nostro vivere, i giovani non ci seguiranno mai».
Per questo papa Francesco si sforza di ridare centralità assoluta alla gioia del vangelo. Il cristiano deve tornare al vangelo come unica regola ispiratrice del suo comportamento. «Il Papa - ha rimarcato Enzo Bianchi - non passa attraverso le dottrine ma va al cuore del vangelo. Il cristianesimo non è fatto di dottrina, non è innanzitutto neanche una morale ma un incontro vivo con la persona di Gesù Cristo.
Invitato dal vescovo Andrea a esprimersi sulle paure di certi settori ecclesiali di fronte alla visione di Chiesa di papa Francesco, Enzo Bianchi si è prodotto in una difesa a visiera alzata del Santo Padre: chi lo attacca non l’ha capito e non lo conosce. Il Papa in questo periodo storico è il pastore che cammina a passo svelto in testa al gregge, sapendo bene in quale direzione andare. La fatica a stargli dietro fa parte del cammino.

 

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