indontro con il papaL'Azione Cattolica Italiana ha tenuto la sua XV Assemblea Nazionale dal 30 aprile al 3 Maggio, sul tema "Persone nuove in Cristo Gesù: corresponsabili della gioia di vivere". Quasi mille partecipanti, in rappresentanza di tutti gli associati e di quasi tutte le diocesi d' Italia si sono ritrovati a Roma per programmare un nuovo triennio ed eleggere i consiglieri nazionali. La diocesi di San Miniato era presente con tre delegati e un uditore.
I lavori sono stati aperti da una veglia di preghiera guidata dal nuovo assistente generale, mons. Mansueto Bianchi, un nostro "vicino di casa" essendo stato fino a poche settimana fa il vescovo di Pistoia. Mons. Bianchi ha incoraggiato l'AC che, "per la sua storia, per il suo radicamento popolare, per la sua passione educativa, per l'autentica laicità che la distingue, per la capillarità di presenza e di servizio alla vita delle parrocchie e delle diocesi, può e deve rappresentare una strada maestra verso una nuova identità di Chiesa, pulitamente evangelica ed autenticamente popolare". Il Presidente Nazionale Franco Miano ha messo in evidenza la parola chiave corresponsabilità,valore base per accogliere l'invito del Papa ad uscire e andare incontro alle persone. La relazione con gli altri è essere legati gli uni agli altri, responsabili con loro del bene che possiamo costruire.
L'Assemblea ha visto la presenza anche di Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, del card. Pietro Parolin, segretario di Stato e del card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI.
Sicuramente il momento più significativo ed emozionante è stato l'incontro con papa Francesco, sabato 3 Maggio, quando ai delegati si sono aggiunti i presidenti parrocchiali e i sacerdoti assistenti. Il Santo Padre ha ribadito l'invito a una Chiesa "in uscita", con le porte aperte, missionaria. In partico-lare ci ha affidato tre verbi su cui riflettere: rimanere, andare, gioire. Rimanere con Gesù per essere poi buoni annunciatori; andare per le strade dei paesi e delle città ad annunciare che Dio è Padre; gioire ed esultare, cantare la vita, cantare la fede.
A breve uscirà il documento finale approvato dall'assemblea, strumento che aiuterà le associazioni locali a calare nella realtà tutte le idee, le sollecitazioni e i progetti che in questi giorni sono stati ascoltati.

Ministranti

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Il prossimo mercoledì 14 maggio la nostra diocesi si stringerà attorno ai sacerdoti che celebrano il loro 25° anniversario di ordinazione presbiterale, ringraziando il Signore per il dono delle vocazioni. Del gruppo dei sacerdoti che furono ordinati da mons. Ricci il 14 maggio del 1989 faceva parte anche mons. Carlo Ciattini, oggi vescovo di Massa Marittima-Piombino.
I suoi compagni di ordinazione, don Ernesto Testi e don Roberto Pacini sono rispettivamente parroco di S. Pietro apostolo a Castelfranco di Sotto e Cancelliere della Curia vescovile di San Miniato. L'intera diocesi pregherà per loro, per le nostre comunità, per tutta la Chiesa, perché non manchino mai operai nella vigna del Signore.

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Venerdì 25 Aprile, giorno di festa civile, in un soleggiato pomeriggio di primavera, presso il monastero delle Benedettine di Santa Maria delle Rose in Sant'Angelo in Pontano (Mc), una ragazza della nostra diocesi, Suor Giaele Maria della Testimonianza, al secolo Elena Gronchi, proveniente da Palaia, che per molti anni ha seguito l'itinerario di formazione cristiana del Cammino neocatecumenale, ha professato la sua vocazione monastica temporanea per tre anni promettendo castità, povertà ed obbedienza e seguendo la regola di San Benedetto "Ora et labora". Ha presieduto la celebrazione il vicario foraneo della diocesi di Macerata e hanno concelebrato anche due nostri presbiteri diocesani: Don Giovanni Fiaschi, che da sempre ha seguito la ragazza nel percorso vocazionale, e Don Sergio Occhipinti, già parroco di Palaia e altri sacerdoti missionari. Nella settimana di Pasqua è bello gustare le meraviglie che il Signore opera nella vita di ciascun uomo soprattutto quando viene a risanare e guarire le ferite e dona vita nuova alle sue creature. Ciascuno secondo la sua vocazione, è chiamato a mettere in pratica la Parla di Dio e ad annunciare le buona novella del Vangelo a tutti quelli che incontra nel cammino della vita. Umiltà e obbedienza sono le chiavi di volta per vivere un'autentica vita cristiana.
Così, a seguito della liturgia della Parola, la candidata, dopo aver risposto alla madre badessa del convento e al rappresentante del vescovo, ha letto e firmato la scheda di professione con la quale per tre anni prende i voti di monaca di clausura. A questo punto la ragazza, che da novizia diventa monaca, cambia il colore del velo da bianco a nero e chiede cantando al Signore che l'aiuti nella sua vocazione.
Al termine della celebrazione tutti i parenti e gli amici hanno potuto salutare la nuova monaca in un momento conviviale nei locali del monastero.

1-maggio

 

 

Credenti e non credenti uniti per la pace: questo il tema della tavola rotonda tenutasi nel pomeriggio del 1 maggio e momento culturale centrale della XXXIX Festa della Pace a Collegalli (Fi). Una festa intensa e molto partecipata nonostante le preoccupazioni della vigilia dovute soprattutto all'incognita meteorologica; invece anche il tempo è stato clemente e ha concesso complessivamente una bella giornata di sole. La mattina è iniziata con l'incontro dedicato alle adozioni internazionali dal tema "Educare mio figlio" con interventi di Luca Martini (responsabile delle adozioni di Shalom) e di Giada Tessitori ( psicologa del Movimento) a cui sono seguite due testimonianze di altrettante famiglie che hanno raccontato la loro esperienza. A seguire la preghiera interreligiosa per la pace con la partecipazione di Ibrahima Mbengue guida spirituale musulmana e naturalmente coordinata da don Andrea Cristiani, don Donato Agostinelli e gli altri sacerdoti del movimento.

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Il decimo anniversario episcopale del nostro vescovo Fausto in questo maggio 2014 ci da l'occasione di fermarci e fare il . Non certo un semplice bilancio di questi anni perché, come ama spesso ripetere Tardelli, la chiesa non è un azienda né un organizzazione, ma è il corpo di Cristo che cammina e si muove dentro la storia. Lo puoi spiegare quanto vuoi, ma è difficile capirlo, ed ecco perché a poco servono i numeri, le classificazioni per riassumere quello che è successo alla chiesa di San Miniato dal 2004 in poi.
Quando il vescovo veniva ordinato nella basilica di San Frediano a Lucca la Chiesa era ancora guidata da Giovanni Paolo II e molte delle vicissitudini che hanno attraversato il mondo ecclesiale in questa decade erano ancora lontane. Il mondo non conosceva ancora la svolta dei social network e dell'era digitale, del relativismo e della crisi economica. In quel contesto il vescovo ereditava una Diocesi che avrebbe dovuto affrontare molti cambiamenti importanti: primo fra tutti la mondializzazione del suo clero, la necessità di riorganizzare il territorio adeguandolo alle nuove esigenze pastorali, oltre a dare le gambe ai risultati del Sinodo convocato e concluso sotto l'episcopato di Ricci. Anche il territorio cambiava progressivamente volto e presentava nuovi drammi: quello della disoccupazione e della difficoltà dei principali comparti produttivi, quello della immigrazione e della necessaria nuova fase di apertura all'altro e di predisposizione all'accoglienza, quello della diffusione di quella cultura relativista e dello scarto, che, negli ultimissimi anni, sembra dominare la società, anche a livello locale. Dieci anni ˗ non si può negare ˗ che hanno visto una larga diffusione di un certo scetticismo e un allontanamento dei fedeli, soprattutto giovani, dalla chiesa, a cui il vescovo ha cercato di dare risposta con un'attenzione particolare. I ragazzi e le ragazze di San miniato non sono mai stati dimenticati nelle lettere pastorali, nelle omelie, nelle riflessioni e nelle azioni del Presule, a partire dal primo intervento dell'ottobre del 2004.
Non per incensarlo,ma perché è un fatto, in questi anni abbiamo sperimentato la vicinanza di questo Pastore, che ama profondamente la gente di questa terra. L'abbiamo provata con mano, ad esempio, nel corso della visita pastorale: un tour di 4 anni, dal 2007 al 2010, che ha portato il vescovo nelle comunità parrocchiali, a contatto con la gente, con il mondo delle associazioni, con le istituzioni. L'abbiamo sentita nelle sue parole di incoraggiamento, sia per i laici che per i sacerdoti, a non abbandonare mai quella speranza che deriva dalla fede in Cristo Risorto. Il motto di Tardelli,in spe fortitudo, risuona oggi più attuale che mai, e ci fa guardare avanti con fiducia verso l'orizzonte, come le sentinelle del mattino che chiamava a sé San Giovanni Paolo II, ben oltre quelle grigie che oggi ci sorvolano.

 LettoratoeAccolitato

 

Canti densi di spiritualità, amore e gioia hanno animato la solenne Messa celebrata dal vescovo mons. Fausto Tardelli domenica 4 maggio presso la chiesa di San Miniato Basso nell'arco della quinta Giornata dei ministranti. E' stato un momento di particolare importanza dovuta al fatto c2he sono stati conferiti i ministeri del letterato e dell'accolitato rispettivamente ai seminaristi Luca Car-loni e Massimo Meini e a Marco Billeri. Sono tappe importanti per la loro vita al servizio di Dio. Con il lettorato si diventa proclamatori della Parola di Dio nell'assemblea liturgica, si educano alla fede fanciulli e adulti, si guidano gli stessi a ricevere i sacramenti e si porta l'annuncio missionario del vangelo a chi non lo conosce. Con l'accolitato si aiutano i presbiteri ed i diaconi nel servizio dell'altare e come ministri straordinari si può distribuire l' Eucarestia a tutti i fedeli, anche infermi.
La gioia espressa dai tre giovani è stata confermata dal sacro rito con la consegna delle sacre scrit-ture e del vassoio con il pane che si è svolto davanti ad un numero assai vasto di fedeli. Il Vescovo ha esaltato il vangelo con una significativa omelia: "il Vangelo ci racconta un viaggio di delusione e amarezza che, poi, si trasforma in un cuore ricolmo di gioia". Due discepoli di Gesù stanno andando via da Gerusalemme verso Emmaus. Pensano che con Gesù morto sia tutto finito. Un pellegrino si unisce a loro è "Gesù stesso che gli si affianca nel viaggio e amorevolmente li ammonisce". Ad un certo punto egli fa per allontanarsi ma i due lo invitano a restare a cena. Quando questo pellegrino spezza il pane e da la benedizione i due discepoli lo riconoscono e gioiscono per, poi, ritornare a Gerusalemme dagli undici a proclamare che Cristo è risorto. "Il racconto parla di noi", ha proseguito il vescovo. "Si pensa che Gesù sia lontano ed, invece, è accanto a noi. Nel momento in cui però gli apriamo il cuore, raccogliamo il suo amore ed il nostro cammino diventa gioioso. Solo così facendo saremo in grado di testimoniare il suo amore agli altri"
La liturgia eucaristica essa è stata accompagnata dal canto di comunione "Io sono la vite: voi siete i tralci" eseguita da un coro di voci bianche spiritualmente evocative. Proprio quest'ultimo canto ha sottolineato che i tre seminaristi hanno la speranza di essere sicuri tralci nella vite di Dio.
Il momento finale della benedizione è stato "impregnato" di felice commozione per questo evento da parte dei seminaristi, dei loro genitori e da parte dei fedeli che hanno partecipato.

Cielo azzurro, aria quasi estiva e le verdi campagne del monte Subasio hanno fatto da cornice al «Week end di spiritualità» che si è svolto durante lo scorso fine settimana, 28-29-30 Marzo, presso casa San Girolamo, a Spello, organizzato dall’Azione Cattolica nazionale, e al quale hanno partecipato in 4 ragazzi portando in rappresentanza dell diocesi di San Miniato.

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Un’esperienza estiva, rivolta in genere ai ragazzi o ai giovani, in cui si gioca, si riflette, si prega, si cresce insieme. Oggi quella del campo scuola è una realtà comune e diffusa: li organizza l’Azione Cattolica, li organizzano parrocchie e associazioni. A volte cambia il nome ma il concetto è simile: come le «vacanze di branco» degli scout o le «vacanze di comunità» di Comunione e Liberazione.

Ma in Toscana i campi scuola fanno pensare subito ai villaggi della «Vela» e del «Cimone», quelli dell’Opera per la Gioventù «Giorgio La Pira». Intere generazioni di ragazzi sono passati da questi luoghi, nell’arco di sessant’anni di attività. Era il 1954 quando il Villaggio Il Cimone, a Pian degli Ontani, ospitava i primi ragazzi; nel 1955 è la volta del Villaggio La Vela, a Castiglion della Pescaia. Prima ancora c’erano stati i campi al Cavo, sull’Isola d’Elba.

Una storia che si intreccia con quella di Pino Arpioni, ideatore e grande promotore dei villaggi, e che viene raccontata nel libro di Claudio Turrini «Pino Arpioni e la Vela. Sessant’anni di campi-scuola» (Edizioni Cooperativa Firenze 2000). Un grande volume (272 pagine) pieno di fotografie e documenti: uno strumento prezioso per conoscere una delle figure più limpide e belle del laicato toscano del Novecento, e una delle realtà più significative nella vita delle Chiese toscane. Un libro che ha richiesto un lavoro certosino di ricerca negli archivi dell’Opera per la Gioventù, cercando di «spogliare» la storia da aneddoti e ricordi personali, per riportarla alla sua essenzialità. Una sorta di «scheletro», spiega Turrini nella nota introduttiva, su cui ciascuno potrà appoggiare la «carne» dei ricordi personali, dando vita così a ciò che sono stati questi sessant’anni. Un lavoro di precisione che il cardinale Silvano Piovanelli, nella sua prefazione, non manca di elogiare: «ci permette – scrive – di scoprire il vero Pino. Sono grato per questa fatica che, a dieci anni dalla morte, ci permette di vedere con chiarezza il suo segreto di vita, la sua molla propulsiva».

Anche il presidente dell’Opera, Gabriele Pecchioli, sottolinea: «Con ogni probabilità molti, non solo tra i più giovani, scopriranno in queste pagine testi o vicende che non conoscevano: in fondo Pino non ha mai amato raccontare le vicende passate, se non sporadicamente e senza mai indulgere a nostalgie e, soprattutto, senza mai mettersi al centro. Ma da queste immagini, da questi volti, dalle lettere, soprattutto dei primi tempi, dai racconti, dal susseguirsi delle vicende, tutti ritroveremo le radici e il progredire di quel servizio educativo da cui abbiamo ricevuto molto, a cui siamo stati formati, in cui siamo stati responsabilizzati».

Il libro parte dalla «preistoria» dei campi: così si scopre ad esempio che già nel 1952, dopo una prima esperienza con la Giac (la gioventù di Azione Cattolica) al Cavo nell’Elba, Pino Arpioni aveva chiara l’idea di ciò che sognava di realizzare. E nel verbale di una riunione regionale della Giac si trova la prima esposizione di un progetto per «la costruzione di due villaggetti in muratura: uno all’isola d’Elba, uno all’Abetone». Un’idea che si concretizzerà negli anni immediatamente successivi, anche se la sede marina sarà spostata per vari motivi in Maremma.

Scorrendo le pagine compare presto un altro protagonista, quel Giorgio La Pira di cui oggi l’opera porta il nome: le sue visite sono tra i momenti più «forti» dei campi. E poi le presenze russe, il viaggio ecumenico a Londra, i legami con Nomadelfia. L’incontro del 1982 con Giovanni Paolo II e Madre Teresa, di cui viene riportata l’ampia cronaca che ne fece L’Osservatore Romano. E la storia continua anche dopo la morte di Pino, nel 2003, con un impegno educativo che non è certo diminuito.

Un’intera sezione poi è dedicata ai documenti e alle lettere. Come la «circolare» del 1957, in cui Pino traccia un bilancio di quanto fatto in quei primi anni: «Prima di tutto sentiamo vivo il desiderio di ringraziare il Signore per le grande grazie concesseci. Ma un grazie vivo, sincero, anche a tutti coloro che ci hanno aiutato». Senza nascondere però le difficoltà: «Umanamente parlando le cose sono andate spesso nettamente alla rovescia: i piani spesso sono stati sconvolti da una dura realtà e da imprevisti di ogni genere». Cosa fare adesso, chiede Pino ai suoi giovani: e la sua richiesta è di «un grande sforzo di pensiero, di preghiera e di azione». «Dobbiamo svegliarci – scrive ancora – , dobbiamo aiutarci: oggi più che mai c’è bisogno di una grande leva di sane coscienze giovanili. Tutti dobbiamo sentirci impegnati, tutti dobbiamo contribuire. Non dobbiamo avere paura; anche se l’immoralità fa strage in mezzo ai giovani, anche se molte trincee cadono perché mal difese a causa della troppa superficialità, fiacca, mancanza di spirito di sacrificio, anche se il senso di avventura porta ancora i giovani a fare delle tristi esperienze, non dobbiamo avere paura. Avremo momenti duri, ma avremo anche momenti belli».

Il volume, di 272 pagine e con 440 foto, può essere acquistato tramite questo sito al prezzo speciale di 20 euro (con uno sconto del 20% sul prezzo di copertina). Per l'acquisto clicca qui.

La presentazione

Il volume verrà presentato giovedì 20 marzo 2014, alle ore 17,30, presso la sala dell'Annunciazione della Basilica della SS. Annunziata (ingresso da via Cesare Battisti, 6). Interverranno il card. Silvano Piovanelli, il prof. Piero Tani e Gabriele Pecchioli, presidente dell'Opera per la Gioventù «Giorgio La Pira». Sarà presente l'autore. Il giorno prima, mercoledì 19 marzo, Pino verrà ricordato nel novantesimo della sua nascita, durante la Messa che verrà celebrata alle 18 nella Basilica della SS. Annunziata.

La Diocesi, attraverso il Vicario generale don Desiderio Gianfelici, si fa interprete dello sgomento del Vescovo, con queste parole:

A distanza di neppure un mese dalla tristissima notizia della profanazione di una tomba al cimitero cittadino di Sterpeto, la nostra coscienza è nuovamente turbata dall’apprendere che un episodio analogo si è verificato anche al cimitero di Scarlino.

Il ripetersi di fatti tanto gravi, quanto dolorosi ci sgomenta e deve far preoccupare tutti coloro che hanno a cuore il senso del vivere sociale, dell’affettività, del rispetto e del culto per i defunti, del denominatore comune di valori a cui facciamo riferimento per una convivenza tra persone che umanizzi e non abbrutisca il nostro cuore.

La Chiesa di Grosseto esprime vicinanza alla famiglia vittima dell’orribile gesto della profanazione della tomba e dell’assurdità di un oltraggio su cui non possiamo passar sopra riducendone la portata a semplice atto vandalico senza conseguenze sul piano umano e sociale.

La Diocesi si unisce alla riprovazione generale e ripropone a tutti, con umiltà, ma anche con decisione, una riflessione sul senso del corpo e sul valore che dobbiamo dare ai resti mortali di chi ci ha preceduti nel cammino della vita: il corpo è il dono nel quale Dio infonde il suo “alito di vita”, è nel corpo che ogni creatura custodisce l’impronta indelebile del Creatore e non c’è nulla che possa giustificare  un atto di profanazione, che offende la memoria, gli affetti, la sensibilità e deforma quell’impronta divina.

Se rinunciamo alla riflessione collettiva dinanzi ad episodi tanto tristi e gravi, rinunciamo anche a valorizzare la dignità che si cela dietro quei gesti di pietà verso ogni defunto, che si radicano nella convinzione profonda che ogni persona è un dono indisponibile, verso cui c’è sempre e solo da coltivare il rispetto anche dopo la morte. Guai ad abituarsi a fatti di questo tipo; guai a non provare smarrimento e sofferenza; guai a lasciarci vincere dall’abitudine al male: ne va della nostra capacità di umanizzare tutto ciò che dentro e intorno a noi pulsa di vita. Anche dopo la morte.

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