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DALLA DIOCESI - Come vivono i preti e chi li paga? A questa domanda, che molti si pongono, si danno molte risposte. C’è ancora chi pensa che sia lo Stato o il Vaticano; in pochi, nonostante siano passati ben 27 anni, conoscono le cose come stanno. Proviamo a capirci. I sacerdoti diocesani in Italia sono 35.000, di cui 3 mila anziani e malati; 400 missionari operano all’estero. Il loro sostentamento è affidato direttamente ai fedeli nel rispetto del principio che tutti i sacerdoti hanno diritto ad un dignitoso sostentamento e la loro remunerazione deve essere uguale a parità di condizioni.
I pilastri economici del sostentamento dei sacerdoti sono i seguenti: 1. Sette centesimi per abitante trattenuti dalla cassa parrocchiale; 2. Eventuali redditi di lavoro (come insegnante, cappellano ecc.) o di pensione; 3. Le rendite degli Istituti diocesani per il Sostentamento Clero; 4. Le offerte liberali dei fedeli; 5. Una quota dell’8x1000.
La remunerazione di un sacerdote si basa sull’anzianità di servizio, sui servizi svolti e sulle condizioni di servizio. Non ci sono preti di serie A e di serie B. C’è un sistema trasparente di punti, (1 punto = € 12.36) per cui al sacerdote appena ordinato sono attribuiti 80 punti, pari a € 860,66 netti e al vescovo vicino alla pensione un massimo di 138 punti, pari a € 1338 netti.

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«È celebrazione di rendimento di grazie, di lode, di stupore quella che stiamo vivendo. 
È questo l’Eucaristia: celebrazione del dono, del sacrificio di Cristo per la nostra salvezza: ed è rendimento di grazie.
È motivo di gioia e di gratitudine celebrare oggi qui la memoria degli eventi comunitari, dei pellegrinaggi, degli incontri che abbiamo vissuto in questo anno santo, in diocesi e anche per i cammini personali di grazia e di conversione». 
Così il Vescovo Andrea si è rivolto alla Diocesi nella chiusura dell’Anno della Misericordia. Ha ospitato la celebrazione il santuario della Madonna delle Grazie di San Romano, chiesa giubilare presso la quale si era spalancata la Porta Santa della Famiglia, attraversata da centinaia di fedeli.
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DALLA DIOCESI - Vergini consacrate per il Regno di Dio, segno di contraddizione in una società materialista ed edonista. Sono le definizioni di una delle più antiche forme di consacrazione femminile nella Chiesa, riscoperta dal Concilio Vaticano II:  l’Ordo Virginum. È una realtà che sta affermandosi e diffondendosi sempre più, sotto il diretto controllo e l’obbedienza ai vescovi. Si tratta di un ordine inserito a pieno titolo nelle diverse diocesi, costituito da donne dedite alla vita consacrata, che però rimangono nel loro ambiente di vita quotidiano. 
La prima ed unica, per ora, in diocesi ad aderire a questo antico ordine sarà Manuela Corsini, giovane donna di San Romano, che il prossimo 8 dicembre consacrerà definitivamente la sua vita a Cristo. >

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DALLA DIOCESI - Stat Crux dum volvitur orbis»: Mentre il mondo gira o cambia, la Croce rimane salda e ferma.

Con questo motto dell’ordine certosino, circa 3 anni fa Mons. Tardelli decise di chiudere i lavori del primo evento divulgutivo organizzato dall’allora «Centro Culturale SpadaCroce», poi ribattezzato dallo stesso Vescovo con il nome di Opera SpathaCrux (OSC), poi Onlus.
Con quell’iniziativa, concepita come approfondimento correlato alla mostra «La Gloria della Croce» (che esponeva Crocifissi lignei della Diocesi) si apriva un periodo di crescita in fieri, che ad oggi vede l’OSC costituita come Onlus, presente sul territorio diocesano, rinvigorita da un bel gruppetto di giovani ed in procinto di inaugurare una nuova sede operativa a Pistoia.
Tutto è cominciato nel segno della Croce - e non a caso il primo evento era intitolato «In Hoc Signo vinces» – e così si è sviluppato, per questa neonata associazione (costituitasi ufficialmente nel luglio del 2014) che lo scorso giovedì ha vissuto la presentazione ufficiale della propria attività (alle ore 16.30) e la cerimonia di ammissione dei nuovi membri dell’associazione - anche qui, non certo a caso - nel Santuario del SS.mo Crocifisso, presieduta da Mons. Migliavacca, alle ore 18.
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Il comune di S. Miniato è stato il primo nel comprensorio a celebrare l’unione civile di due donne.
Sicuramente già in altri municipi si stanno preperando celebrazioni dello stesso tipo.
C’è da scommettere che sulla stampa locale tutto ciò avrà un grande risalto, come già avviene sui più blasonati quotidiani nazionali.
Nel rispetto delle scelte personali di ognuno, noi preferiamo approfondire altre tematiche.
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DALLA DIOCESI - Tempi di nomine e cambiamenti per gli assetti della diocesi. Mons. Vescovo nelle ultime settimane ha disposto i seguenti provvedimenti di nomima e spostamenti: 
Don Francesco Ricciarelli, dopo cinque anni di servizio come Pro-rettore del Seminario vescovile di San Miniato, lascerà l’incarico. La responsabilità per la formazione dei seminaristi sarà assunta in toto dal Rettore del Seminario Arcivescovile di Firenze.
Lo stesso don Francesco Ricciarelli è nominato assistente ecclesiastico della sezione sanminiatese dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani).
Don Andrés Jorge Echeverry Molina lascerà la parrocchia di Castel Del Bosco per assumere l’incarico di amministratore parrocchiale di Fauglia e Valtriano.
Don Emmanuel Mpolo Impes Ngazim è nominato amministratore parrocchiale di Castel Del Bosco.
Don Christel Evrard Matsiona è nominato vicario parrocchiale di Fucecchio.
Don Marco Balatresi sarà vicario parrocchiale di Castelfranco di Sotto.

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SAN MINIATO - Si leggeva negli occhi del nuovo sacerdote della diocesi, Marco Billeri, la gioia per il momento più significativo della vita di un prete, la sua ordinazione presbiterale, svoltasi domenica 2 ottobre nella chiesa cattedrale a San Miniato. Erano presenti i famigliari, gli amici della parrocchia di San Giovanni Evangelista in Santa Maria a Monte, i seminaristi di San Miniato e di altre diocesi toscane ed anche alcuni preti del Seminario Lombardo in Roma dove Marco ha da poco iniziato un nuovo percorso di comunità e di studio.

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L'articolo di questa settimana è il punto di partenza per un viaggio che «La Domenica»vuol compiere nel cuore del nostro comprensorio. Una terra di cui conosciamo bene le potenzialità e le ricchezze ma di cui si conoscono meno gli aspetti problematici. Faremo un viaggio - perché proprio di questo si tratta - tra i pochi chilometri che separano le «città del cuoio», nelle quali abitano contraddizioni e tematiche complesse che stanno crescendo così come la popolazione residente. In particolare racconteremo un certo «disagio», ovvero le diverse forme della solitudine. Sì, perché alla fine tutto si può ricondurre all’isolamento indotto da una cultura che solo apparentemente moltiplica le connessioni e le opportunità di comunicazione.
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CITTA' DEL VATICANO - Il 24 e 25 settembre la Pontificia Università Urbaniana ha ospitato il congresso internazionale sul Volto Santo, il ventesimo per la precisione, e sempre luogo privilegiato per aggiornate riflessioni pluridisciplinari. Al convegno, organizzato dalla Congregazione Benedettina delle Suore Riparatrici del Volto Santo proseguendo la tradizione ispirata dal cardinale Fiorenzo Angelini, sono sempre presenti personaggi e nomi della cultura italiana, di diverse estrazioni culturali, ma tutti riuniti per riflettere attorno al tema assegnato. Quest’anno il congresso è stato illuminato dal tema giubilare della misericordia, che ha fatto da filo conduttore nelle diverse relazioni. «Misericordiae Vultus: compendio delle beatitudine e delle parabole evangeliche» il titolo proposto per questo che il cardinale Beniamino Stella ha ben definito nell’omelia domenicale: «non un congresso, ma un bagno di spiritualità».

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SAN MINIATO - Come scrissi già qualche mese fa, in vista dell’ordinazione diaconale, non è semplice fare una sintesi dei pensieri e degli spostamenti che avvengono nel cuore e nella mente. Per cercare di spiegarmi, vorrei dire che è simile a quello che avviene anche a chi, con attenzione e diligenza, si incammina verso il matrimonio ed oramai è ad un mese dalle nozze. Noi uomini desideriamo ed aspiriamo alle cose celesti, alle cose eterne, però, quando siamo alle soglie del realizzarle, attraverso un nostro libero consenso, ci sentiamo battere forte il cuore ed iniziamo a tremare. Credo ci siano due ragioni per spiegarlo. La prima è la paura davanti ad un definitivo, davanti ad un totale, davanti ad un per sempre. La nostra esperienza, man mano che si va avanti nella vita, negli anni, ci mette davanti al naso, se siamo onesti, quanto siamo poveri, quanti errori abbiamo fatto, quanto non siamo stati capaci di portare in fondo dei propositi, quanto pensavamo di fare bene ed invece a giudicar dai risultati… davanti a tutta questa esperienza di povertà - la nostra povertà - facciamo difficoltà a deliberare scelte che siano definitive.

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