Vincenzo Gioberti

DALLA DIOCESI - Da Parigi, il 4 marzo del 1850, Vincenzo Gioberti scrive al preposto Pacchiani, residente a Lari. Si tratta di una lettera molto lunga, che abbiamo deciso di pubblicare solo in alcuni stralci per ragioni di spazio. L’originale completo sarà comunque consultabile presso la Biblioteca del Seminario vescovile. Dalla lettura del documento si evince come il rapporto tra i due uomini fosse consolidato, un rapporto di amicizia insomma. Non sappiamo se i due si fossero mai incontrati, certamente le amicizie in comune con protagonisti del Risorgimento italiano come Montanelli, ci fanno propendere per un’amicizia nata per corrispondenza e mutui rapporti di conoscenza reciproca. Il cuore della lettera è una difesa a tutto tondo del libro "Il gesuita moderno" e dei metodi di ostacolo alla sua diffusione. Un documento eccezionale, che merita di essere ricordato e pubblicato.

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DALLA DIOCESI - Di seguito, come promesso la scorsa settimana, riportiamo integralmente la prima lettera inviata dal sacerdote sanminiatese Luigi Pacchiani a Vincenzo Gioberti. Si tratta di una missiva di estrema importanza che vogliamo contestualizzare brevemente. Vincenzo Gioberti, uomo politico, filosofo e sacerdote, era stato ministro nel 1848 e presidente del Consiglio nel Regno di Sardegna. Prima ancora era stato incarcerato, processato ed esiliato dal Piemonte perché accusato di aver preso parte alla congiura mazziniana del 1833. Visse a Bruxelles e Parigi. Perorava inizialmente una soluzione federalista al problema dell’unità di Italia, sotto l’egida morale del Papa. Le sue idee neoguelfe sfociarono in una delusione verso il progetto di unificazione portato avanti invece dai Sovoia, incuranti delle idee giobertiane. Tra il 1846 e il 1847 Gioberti sfoga le sue delusioni politiche nei cinque volumi de "Il gesuita moderno", ben presto messi all’indice perché considerati l’espressione massima della campagna antigesuitica in Italia.

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SAN MINIATO - In visita a San Miniato. Ha esposto due tele a Lucca che rappresentano Papa Francesco
Nei giorni scorsi ha fatto visita alla città di San Miniato il pittore sud americano Pablo Solari, fratello del sacerdote Luigi, del clero della Diocesi. Pablo Solari è, attualmente, uno dei più apprezzati e stimati pittori del Sudamerica. Le sue opere sono esposte nelle principali gallerie argentine, ma le sue tele sono state anche in Europa: Olanda, Francia, Spagna e ovviamente Italia, avendo Solari delle radici fortemente radicate nel nostro paese. Di origini lucchesi è stato invitato a esporre due tele e ci ha concesso un’intervista:

Solari, lei è un pittore e quindi è naturalmente attratto dalla bellezza. Cosa le suscita la vista del paesaggio di San Miniato? 
«La bellezza e l’armonia sono elementi che cerco sempre nella mia arte, per questo, come artista, mi ha colpito subito la fusione tra paesaggio naturale e paesaggio urbano della città, quello antico, che parla di storia. Le facciate degli edifici, le edicole dipinte, i materiali. È l’armonia sapiente dei colori delle facciate con il paesaggio che mi attrae. Anche io, nei miei quadri, cerco questa armonia di colori».

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SAN MINIATO «Cari giovani, in questa serata, in comunione con i giovani delle diocesi del mondo, ci collochiamo nel solco di un cammino. E’ l’itinerario dei giovani nel mondo che nell’ultimo tratto ci porta da Cracovia, luogo dell’ultima GMG a Panama, nel gennaio 2019.
E’ San Giovanni Paolo II, il grande Papa che ha inventato la GMG, che ha pensato come la Chiesa debba camminare con i giovani, una Chiesa che scopre di dover ascoltare i giovani, la loro parola, la loro vita.
Papa Francesco che ci dà appuntamento a Panama ha annunciato la celebrazione di un Sinodo dei vescovi sul tema dei giovani e la vocazione, per il prossimo autunno 2018. Questa sera, qui in Cattedrale, iniziamo anche noi come Chiesa diocesana, con i giovani, il cammino che ci condurrà a questo evento ecclesiale, il Sinodo. Il pellegrinaggio in Terra Santa che vivremo nel prossimo agosto sarà una tappa di questo itinerario.
Questa sera in Cattedrale noi viviamo il nostro incontro di Chiesa. Possiamo porci allora delle domande proprio come comunità cristiana.

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Persi nei commenti sulla «terza guerra mondiale a pezzi» non ci siamo accorti che a Spoleto, saltando giù dal Ponte delle Torri, in un mese e mezzo si sono tolti la vita due diciassettenni. Così scrive una ragazza, loro coetanea, al vescovo della città Umbra: «Ho paura… Il suicidio nella mia classe è un tabù; è più importante terminare i programmi e riempirci la testa di matematica e di italiano, mentre nessuno ci guarda e ci chiede “come stai?”. È questa corsa continua che lascia indietro chi non tiene il passo. Una corsa che a quell’età dovrebbe somigliare di più a quella degli apostoli verso il Sepolcro vuoto, dove la morte è stata sconfitta.

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SAN MINIATO - «Vegliate e pregate per non entrare in tentazione». (Matteo 26,41).
E’ la Parola che esce dal cuore di Gesù nel Getsemani, rivolta ai suoi apostoli, gli amici, indicando loro con quale atteggiamento vivere il suo mistero di morte e risurrezione, la Pasqua.
Erano andate anche le donne al sepolcro, il mattino di Pasqua, per vegliare e pregare sulla tomba del Maestro e trovano un sepolcro vuoto, abitato da chi annuncia che il Signore è risorto e che attende di incontrare i suoi nella Galilea.
Vegliando e pregando si è testimoni del sepolcro vuoto, dell’annuncio del Risorto, chiamati ad incontrarlo.
E’ con questo invito di Gesù che desidero rivolgere a tutti il mio augurio pasquale: vegliate e pregate.
Anche noi stiamo attraversando nel nostro mondo un cammino di passione, una via crucis, un Getsemani in cui risuona l’invito a vegliare e pregare.
C’è la via Crucis dei conflitti. Venti di guerra soffiano da ovest ad est del Pianeta, da sud a nord. Strage di bambini in Siria, nuovi bombardamenti su questa martoriata terra, lotta a Mosul, combattimenti feroci contro il terrorismo internazionale; e poi in Europa: Londra, Stoccolma per ricordare gli ultimi luoghi del terrore seminato dal terrorismo internazionale; e ancora: l’Egitto con una nuova strage di cristiani copti. In questo scenario mondiale, in questa terza guerra mondiale a tappe, come la chiama il Papa, ci è chiesto di vegliare e pregare.
Chiediamo il dono pasquale della pace, del perdono, della riconciliazione, della disponibilità all’accoglienza, del rispetto. La Pasqua quest’anno ci regali la pace, quella che il Risorto dona annunciando: "La pace sia con voi".
C’è la via Crucis delle ferite alla vita. La vita è un dono, è gratuità, è tale dal concepimento alla morte naturale, è differenza di uomo e donna, è fedeltà di tante famiglie, è servizio gratuito e dono di amore… Tante voci diverse raccontano altro della vita e la feriscono. Ed occorre vegliare e pregare.
Chiediamo il dono pasquale della vita come l’ha pensata il Creatore. E’ la vita del Risorto, Lui che con il dono della sua ha ricostruito l’uomo. Ci regali la Pasqua di accogliere la vita e, vegliando e pregando, di difenderla dalle numerose ferite.
C’è la via Crucis di tante esperienze quotidiane e semplici di vita. Le conosciamo: sono talvolta nelle nostre famiglie, riguardano amici, nascono dalle fatiche di ogni giorno.
Chiediamo che la Pasqua, vegliando e pregando, non ci lasci nel buio del Calvario, ma ci conduca fino al sepolcro vuoto, annuncio di risurrezione anche per la nostra esistenza, col sapore della speranza.
La pace, la vita, la speranza sono i doni pasquali che vorrei augurare a tutti, doni da accogliere vegliando e pregando, per sentire la voce del Signore Risorto che ci invita nella Galilea della nostra vita ad incontrarlo.
Buona Pasqua».

+ Andrea, vescovo

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DALLA DIOCESI -  Un appuntamento dedicato ai giovani animerà la Chiesa diocesana nei prossimi giorni. La GmG quest’anno verrà celebrata a livello diocesano e si svolgerà sabato prossimo, 8 aprile, a San Miniato. I ragazzi si ritroveranno al convento di San Francesco alle ore 20 per consumare la cena al sacco, per poi spostarsi in Cattedrale dove saranno accolti dal Vescovo che proporrà una riflessione sul tema della giornata: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49). La serata proseguirà con l’adorazione della Croce e con la possibilità di accostarsi al Sacramento della Riconciliazione. L’incontro è rivolto, indicativamente, ai ragazzi dai 16 anni in su.
Il Santo Padre ha offerto una prospettiva sulla GmG diocesana di quest’anno inquadrandola in un cammino che segue il grande incontro internazionale dell’estate scorsa.

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SAN MINIATO - È stata la serata più affollata tra gli incontri che si tengono ogni mese presso l’aula magna del Seminario sul tema dei rapporti tra cristiani e musulmani in Medio Oriente. A tenere la conferenza, il 15 marzo scorso, p. Samir Khalil Samir, gesuita egiziano, docente presso l’Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Orientale di Roma. “Considerare i musulmani come gente di un altro mondo oppure come nemici o gente con la quale non si può convivere - ha esordito padre Samir - non è un atteggiamento cristiano”. La presenza dei musulmani in Europa dev’essere vista piuttosto come un’opportunità. Un tempo, ha ricordato il conferenziere, erano i missionari che, affrontando grandi pericoli, dovevano compiere lunghi viaggi per raggiungere i popoli da evangelizzare: “Oggi non abbiamo più bisogno di attraversare il mare. Ma c’è ancora qualcuno che annuncia il vangelo?”.
Un appello in controtendenza, quello di p. Samir, rispetto alla nostra mentalità intrisa di sensi di colpa e tiepidezza spirituale. “L’immagine che i musulmani hanno dell’Occidente è molto negativa”, ha proseguito il sacerdote egiziano. Gli occidentali sono considerati, a torto o a ragione, moralmente corrotti e miscredenti. Il fanatismo islamico è una reazione proprio a questa situazione di irreligiosità. “Ecco il nostro compito”, ha suggerito p. Samir: “più riusciremo a rafforzare in profondità il nostro Cristianesimo più l’Islam sarà meno fanatico”. Pertanto è necessario rievangelizzare i cristiani. Anche i musulmani allora potranno comprendere la bellezza del Vangelo. Una cosa che in alcuni casi accade già: “I protestanti fanno qualcosa che noi non osiamo fare”, ha notato il relatore: “Distribuiscono il Vangelo, dicono: prendi e leggi. E ci sono molti convertiti. Bisogna avere il coraggio di dire la nostra fede, spiegare senza paura e con amore ai musulmani perché è bello seguire il Vangelo”.
Regolare i flussi migratori, controllare chi arriva è compito dello Stato. Il compito della Chiesa è quello di accogliere. Ci sono milioni migranti, “persone che non hanno più speranza, e non per colpa loro. Se non li aiutiamo noi, chi lo farà?”. E così facendo noi testimoniamo l’essenza del Vangelo. “Tutte le religioni monoteiste dicono: non c’è altro Dio se non Dio. Ma quale significato c’è dietro la parola Dio? I musulmani hanno 99 bei nomi di Dio, ma nel Corano ne manca uno: Dio è amore. Questo è San Giovanni che lo dice. Ebrei e musulmani hanno tante cose belle, ma non arrivano mai al livello del Vangelo”.

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MARTI -I Gruppi e le Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo celebrano annualmente, con speciali iniziative e diverse modalità in tutta Italia, la Festa del Ringraziamento in memoria del 14 marzo 2002, giorno dell’approvazione definitiva dello Statuto del RnS da parte del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana.Anche nella nostra Diocesi con la presenza del Vescovo, presso la sala teatro di Capanne, ospitati e accompagnati durante tutta la festa dal parroco don Fabrizio Orsini, che per diversi anni è stato l’assistente spirituale diocesano del RnS, domenica 12 marzo, i fratelli e le sorelle appartenenti al movimento si sono ritrovati in un clima di accoglienza festosa e di giubilo per lodare, ringraziare e benedire il Signore. È seguita una potente invocazione allo Spirito Santo per chiedere una vita nuova, un cuore nuovo ma soprattutto un nuovo slancio missionario per annunciare con franchezza la Parola di Dio. Sono stati proiettati due video commemorativi: il primo ci ha raccontato le meraviglie che il Signore ha compiuto nell’anno appena trascorso; mentre il secondo ci ha ricordato le nostre origini quando 50 anni fa, nel febbraio del 1967, una ventina di giovani studenti dell’università di Duquesne in Pennsylvania, USA, sperimentarono durante un ritiro la potenza della Pentecoste. Da quella scaturigine nacque il movimento carismatico presente in 204 paesi del mondo, in Italia diffuso da più di 40 anni.

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MONTEFOSCOLI - Mentre i media, la stampa tutta, registrano ogni giorno fatti, vicissitudini familiari, turbamenti economici con ripercussioni pesanti sulla società che danno un volto puramente egoistico, possessivo, privo di valori morali, mirante solo alla crescita individuale del più forte e del più furbo, si fanno luce anche fatti ed iniziative che innalzano l’uomo al suo più alto e nobile valore: rendersi disponibile al dono di aiuto verso i suoi simili più bisognosi e sofferenti.
Così è avvenuto a Montefoscoli, in diocesi di Volterra, una parrocchia del comune di Palaia, il cui territorio comprende molte località della nostra diocesi sanminiatese, accumulando così un vasto territorio conforme per cultura, per stile di vita, per assetto naturale e paesaggistico.
La presenza del nostro vescovo Andrea che ha portato il saluto della nostra diocesi al vescovo Alberto di Volterra, al card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, che ha presieduto l’intera liturgia, ce lo fa rivelare.
Si è festeggiato con solenne, popolare e partecipata celebrazione la conclusione del restauro della chiesa che costituisce una parte del progetto Casa Ilaria a La Badia.
Questa notevole opera si occuperà, come ha riferito il card. Baldisseri, nativo di Barga e presbitero dell’Arcidiocesi di Pisa, «di una porzione di umanità ferita, bisognosa di attenzione e di particolare cura nelle famiglie e nelle istituzioni civili e religiose».

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