Il comune di S. Miniato è stato il primo nel comprensorio a celebrare l’unione civile di due donne.
Sicuramente già in altri municipi si stanno preperando celebrazioni dello stesso tipo.
C’è da scommettere che sulla stampa locale tutto ciò avrà un grande risalto, come già avviene sui più blasonati quotidiani nazionali.
Nel rispetto delle scelte personali di ognuno, noi preferiamo approfondire altre tematiche.
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DALLA DIOCESI - Tempi di nomine e cambiamenti per gli assetti della diocesi. Mons. Vescovo nelle ultime settimane ha disposto i seguenti provvedimenti di nomima e spostamenti: 
Don Francesco Ricciarelli, dopo cinque anni di servizio come Pro-rettore del Seminario vescovile di San Miniato, lascerà l’incarico. La responsabilità per la formazione dei seminaristi sarà assunta in toto dal Rettore del Seminario Arcivescovile di Firenze.
Lo stesso don Francesco Ricciarelli è nominato assistente ecclesiastico della sezione sanminiatese dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani).
Don Andrés Jorge Echeverry Molina lascerà la parrocchia di Castel Del Bosco per assumere l’incarico di amministratore parrocchiale di Fauglia e Valtriano.
Don Emmanuel Mpolo Impes Ngazim è nominato amministratore parrocchiale di Castel Del Bosco.
Don Christel Evrard Matsiona è nominato vicario parrocchiale di Fucecchio.
Don Marco Balatresi sarà vicario parrocchiale di Castelfranco di Sotto.

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SAN MINIATO - Si leggeva negli occhi del nuovo sacerdote della diocesi, Marco Billeri, la gioia per il momento più significativo della vita di un prete, la sua ordinazione presbiterale, svoltasi domenica 2 ottobre nella chiesa cattedrale a San Miniato. Erano presenti i famigliari, gli amici della parrocchia di San Giovanni Evangelista in Santa Maria a Monte, i seminaristi di San Miniato e di altre diocesi toscane ed anche alcuni preti del Seminario Lombardo in Roma dove Marco ha da poco iniziato un nuovo percorso di comunità e di studio.

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L'articolo di questa settimana è il punto di partenza per un viaggio che «La Domenica»vuol compiere nel cuore del nostro comprensorio. Una terra di cui conosciamo bene le potenzialità e le ricchezze ma di cui si conoscono meno gli aspetti problematici. Faremo un viaggio - perché proprio di questo si tratta - tra i pochi chilometri che separano le «città del cuoio», nelle quali abitano contraddizioni e tematiche complesse che stanno crescendo così come la popolazione residente. In particolare racconteremo un certo «disagio», ovvero le diverse forme della solitudine. Sì, perché alla fine tutto si può ricondurre all’isolamento indotto da una cultura che solo apparentemente moltiplica le connessioni e le opportunità di comunicazione.
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CITTA' DEL VATICANO - Il 24 e 25 settembre la Pontificia Università Urbaniana ha ospitato il congresso internazionale sul Volto Santo, il ventesimo per la precisione, e sempre luogo privilegiato per aggiornate riflessioni pluridisciplinari. Al convegno, organizzato dalla Congregazione Benedettina delle Suore Riparatrici del Volto Santo proseguendo la tradizione ispirata dal cardinale Fiorenzo Angelini, sono sempre presenti personaggi e nomi della cultura italiana, di diverse estrazioni culturali, ma tutti riuniti per riflettere attorno al tema assegnato. Quest’anno il congresso è stato illuminato dal tema giubilare della misericordia, che ha fatto da filo conduttore nelle diverse relazioni. «Misericordiae Vultus: compendio delle beatitudine e delle parabole evangeliche» il titolo proposto per questo che il cardinale Beniamino Stella ha ben definito nell’omelia domenicale: «non un congresso, ma un bagno di spiritualità».

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SAN MINIATO - Come scrissi già qualche mese fa, in vista dell’ordinazione diaconale, non è semplice fare una sintesi dei pensieri e degli spostamenti che avvengono nel cuore e nella mente. Per cercare di spiegarmi, vorrei dire che è simile a quello che avviene anche a chi, con attenzione e diligenza, si incammina verso il matrimonio ed oramai è ad un mese dalle nozze. Noi uomini desideriamo ed aspiriamo alle cose celesti, alle cose eterne, però, quando siamo alle soglie del realizzarle, attraverso un nostro libero consenso, ci sentiamo battere forte il cuore ed iniziamo a tremare. Credo ci siano due ragioni per spiegarlo. La prima è la paura davanti ad un definitivo, davanti ad un totale, davanti ad un per sempre. La nostra esperienza, man mano che si va avanti nella vita, negli anni, ci mette davanti al naso, se siamo onesti, quanto siamo poveri, quanti errori abbiamo fatto, quanto non siamo stati capaci di portare in fondo dei propositi, quanto pensavamo di fare bene ed invece a giudicar dai risultati… davanti a tutta questa esperienza di povertà - la nostra povertà - facciamo difficoltà a deliberare scelte che siano definitive.

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Le notizie apparse nei giorni scorsi su quotidiani locali e nazionali inducono a una riflessione, allarmante quanto urgente. Ancora una volta le indagini delle forze dell’ordine hanno messo in evidenza la cupidigia e la disonestà di alcune imprese – se tutto verrà confermato – che non hanno esitato a spalmare liquami provenienti da fanghi industriali spacciandoli per concimi biochimici innocui, su terreni di coltivazione. Questa volta sono coinvolti ampi territori diocesani della Valdera che sono universalmente famosi per un’unica caratteristica, riconosciuta tra l’altro dalle decine di visitatori stranieri, cioè la bellezza, un tempo incontaminata, del paesaggio collinare. 

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Il morso della crisi non si allenta. Nonostante i dispensatori di ottimismo, il lavoro manca.
Stavolta a farne le spese saranno 60 operai della Officine Ristori di Montecalvoli di S. Maria a Monte.
L’«incendio» non è più solo sul tetto della casa del vicino, ormai si è propagato anche sulla nostra. Voltarsi dall’altra parte e continuare a tagliare nastri non servirà a granchè. Iniziare a riflettere seriamente sul problema, forse si.

 

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DALLA DIOCESI - Rete di Pace. Religioni e Culture in dialogo”. Questo il titolo dell’Incontro Internazionale svoltosi ad Assisi a trent’anni dalla storica preghiera interreligiosa voluta da san Giovanni Paolo II nel 1986. I leader e i fedeli di diverse religioni da ogni parte del mondo si sono incontrati di nuovo nella città di San Francesco per dialogare, confrontarsi e pregare. L’iniziativa è stata promossa dalla Diocesi di Assisi, dai Francescani e dalla Comunità di Sant’Egidio, insieme ad altri partner ecclesiali e civili.
Tanti gli argomenti trattati nelle tavole rotonde svoltesi tra il Sacro Convento di Assisi e Santa Maria degli Angeli: la dignità della vita umana, la lotta alla povertà, il rapporto tra religioni e violenza, la globalizzazione, l’ecologia, le migrazioni e l’accoglienza, l’unità dei cristiani, la collaborazione tra le religioni per la pace e molte altre tematiche di grande attualità. La preghiera è avvenuta in luoghi diversi, ognuno assegnato agli appartenenti di una specifica tradizione religiosa. Tutti, poi, si sono riuniti sulla Piazza Inferiore del Sacro Convento per la cerimonia finale, alla presenza di Papa Francesco.

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SAN MINIATO - Eccellenza, sta ripartendo l’anno pastorale, quali sfide attendono la diocesi?
«Credo che abbiamo alcuni riferimenti che ci accompagnano e sono i richiami e le indicazioni date dal Convegno ecclesiale di Firenze e, legato a questo, l’invito che il Papa ha fatto a tutta la Chiesa italiana di approfondire l’Evangelii Gaudium, con la quale il Pontefice ha indicato dei cammini per l’evangelizzazione. Credo che queste siano le sfide: comprendere il cammino che ci è indicato e capire come tradurlo nella concretezza della nostra realtà».

Lei è reduce dalla gmg di Cracovia, come è stata questa sua «prima» da vescovo tra i giovani?
«È stata un’esperienza arricchente, nuova su più versanti, proprio perché ho partecipato da vescovo. Essendo ospitato in un albergo con gli altri vescovi non ho vissuto la concretezza della vita della Gmg con i giovani che è, ad esempio, dormire per terra, con il sacco a pelo. Questo aspetto di vicinanza ai giovani un po’ mi è mancato. D’altra parte è stato bello condividere questa esperienza con i vescovi, un’occasione per me di conoscerli di più, di conoscerci a vicenda. È stato bello vedere come i vescovi che erano presenti ci tenevano molto ed erano molto contenti di essere lì con i giovani. Infine ho avuto l’opportuità di essere un vescovo che proponeva delle catechesi: ho fatto la prima a circa 250 giovani di Biella, la seconda a 300 giovani di Verona e per me è stata un’esperienza molto arricchente, anzitutto di ascolto delle testimonianze dei giovani e di dialogo con loro.

Tra pochi giorni ordinerà il suo primo sacerdote. Quali sono i suoi sentimenti ala vigilia di un appuntamento così importante per la diocesi?

«Il sentimento è quello di gratitudine di poter celebrare l’ordinazione di un nuovo prete, per me il primo. Poi don Marco per me è stato anche il primo diacono che ho ordinato e quindi diventa occasione per esprimere gratitudine al Signore insieme a don Marco e insieme a tutta la nostra chiesa per il dono della vocazione e dei preti. Poi c’è la percezione di un dono grande che ci sovrasta, che va oltre le nostra capacità umane. Quindi essere trasmissione di questo dono del Signore è davvero è un’espressione molto bella. Don Marco in questi mesi come diacono mi ha spesso accompagnato, aiutato nel ministero nelle parrocchie e abbiamo avuto modo durante l’anno di conoscerci e di apprezzare il suo servizio».

Entro Natale invierà la sua prima lettera pastorale alla chiesa di San Miniato, può anticipare a grandi linee i contenuti di questo atteso documento?
Il dettaglio è ancora da definire e da stendere con più precisione, per cui la concretezza di queste proposte la troveremo nella lettera, che deve essere ancora bene meditata. Però direi che ho davanti due fili conduttori: il primo è l’Evangelii Gaudium, accogliendo l’indicazione del Papa mi sembra che sia una traccia di cammino che dobbiamo raccogliere e tradurre come proposta pastorale per l’anno nuovo nella nostra diocesi. Una seconda attenzione richiesta alla Chiesa è la famiglia e allora anche su questo dovremo individuare un percorso concreto per tradurre questo approfondimento e accoglienza del dono della famiglia. La terza cosa: mi piacerebbe aiutarci a scoprire i doni che già abbiamo nella nostra comunità diocesana e scoprire che questi doni sono da scoprire e da vivere nella condivisione come risorsa».

Ormai a un anno dalla sua nomina, può dirci come sono stati questi primi mesi da vescovo?
«Sono stati l’avventura della scoperta: la conoscenza dei preti, l’incontro con loro prima di tutto e poi con le diverse comunità parrocchiali e l’incontro con tanti laici, associazini, movimenti che davvero mi hanno dato l’impressione di una comunità ricca e viva. Per questo dicevo che questo è uno degli aspetti su cui lavorare un po’ nell’anno nuovo. Poi è stata anche un’avventura di conoscenza di questo territorio così bello in Toscana, che aiuta ad apprezzare il dono della creazione e a sentire quanto ne siamo responsabili. Infine è stato un tempo in cui, sempre con maggiore consapevolezza, si prende coscienza della responsabilità dell’essere vescovo e quindi l’importanza di riflettere, confrontarsi, ricercare una sinodalità per compiere le scelte giuste per camminare insieme».

Nel corso dell’incontro del Santo Padre con i nuovi vescovi, Francesco si è molto soffermato sulla figura del sacerdote. Che tipo di messaggio emerge per i nostri preti e per la nostra chiesa?
«Mi ha colpito come il Papa, sia nel discorso che ci ha fatto in occasione di questo incotro con i nuovi vescovi e anche nell’assemblea di maggio, con la Cei, abbia proposto e sottolineato la sua stima per i preti in Italia per quello che fanno, per la loro presenza, per il dono della loro vita, per la testimonianza che portano e allora mi sembra di cogliere una parola di stima e di incoraggiamento per i nostri preti. Ma queste parole toccano anche il tema delle vocazioni: il Papa ci vuole dire come può essere bello vivere da presbiteri nella comunità cristiana.
Mi sembra infine che il Papa richiami vescovi e i sacerdoti a vivere autenticamente il Vangelo. Papa Francesco non ce lo dice soltanto, ma testimonia questo con la sua vita, oltre che con le parole. Una vita che ci racconta con lucidità la buona notizia. Ecco, mi sembra questo il richiamo, essere preti e vescovi che vivono nella comunità cristiana e che con i loro stile di vita, con le parole e l’accoglienza, raccontino la bellezza e l’autenticità del Vangelo».

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