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SAN MIINIATO -  Di ritorno da Roma, mons. Migliavacca ha ripercorso i giorni vissuti con i vescovi italiani in occasione dell’Assemblea generale della Cei.

Eccellenza, questa è stata la sua prima volt alla conferenza episcopale italiana. Le sue impressioni?

«La partecipazione all’Assemblea generale della Cei, per me per la prima volta, mi ha fatto percepire e vivere il segno della collegialità episcopale, l’occasione per vedere e sentire che il ministero del vescovo, vissuto individualmente nella propria diocesi, appartiene ad una collegialità che è quella dei vescovi nel loro insieme, in comunione con il papa. E’ stato poi interessante il tema trattato: la riforma del clero. Infatti è stata occasione per un proficuo dialogo tra i vescovi e stimolo a rinnovare l’attenzione del vescovo verso ciascun sacerdote della propria diocesi. Infine particolarmente emozionante è stato l’incontro con il Santo Padre: le sue parole sono risuonate come stimolo e attestato di stima per i sacerdoti e la Chiesa che è in Italia. Molto arricchente il dialogo poi proseguito con Francesco, attraverso le domande dei vescovi».

Il santo padre nella sua prolusione ha scelto di parlare dei sacerdoti. Quali sono stati a suo avviso i consigli che ha riservato ai vescovi?

«Il papa ci ha invitato ad avere presente, davanti ai nostri occhi, un volto concreto di sacerdote e poi egli ha cercato di tratteggiarne la fisionomia. Mi pare che Francesco ci abbia invitato a guardare nella concretezza i nostri preti, apprezzando la loro vita, il loro ministero, i loro sforzi; egli ci ha invitato a portare il nostro contributo attraverso una presenza paterna, attenta a ciascuno e capace di dare anche stimoli e orientamenti concreti»

A suo avviso cambia la figura del sacerdote alla luce del tratteggio di Bergoglio?

«Le parole del papa mi pare che dipingano una figura di prete attinente a quella delineata dal Concilio Vaticano II, in particolare con Presbyterorum ordinis e poi con l’esortazione apostolica di san Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis. Più che una figura inedita di prete mi pare che il papa ci abbia invitato a ritrovare nei nostri sacerdoti i tratti da lui delineati, cercando di promuoverli laddove non dovessero essere vissuti. Non si tratta, mi pare, di una nuova figura di prete, ma di una riscoperta evangelica del ministero presbiterale.Il lavoro dell’assemblea poi, riprendendo il tema, ha stimolato ad interrogarsi sull’esercizio concreto del ministero del prete nel contesto attuale, ripensando e promuovendo le modalità ecclesiali di comunione, come le varie esperienze di unità pastorale, nelle quali reinterpretare il posto e il servizio del prete».

Il presidente Bagnasco invece ha parlato dell attualità, in particolare riguardo al tema delle unioni civili. Un tema molto controverso che divide e anima il dibattito ecclesiale..

«Il cardinale Bagnasco ha toccato varie tematiche nella sua prolusione. Riguardo alla comunità civile in Italia egli ha toccato vari temi, soprattutto il problema della carenza di lavoro e quindi della “fuga” dei giovani dal nostro Paese. Sono stimoli molto opportuni per riflettere anche come Chiesa che è in Italia. Circa le unioni civili il cardinale ha opportunamente richiamata il Magistero della Chiesa».

Che voto da a questa sua esperienza?

«Più che dare un voto riterrei di impegnarmi per trovare vie e occasioni per condividere alcuni degli stimoli raccolti all’Assemblea dei vescovi con i sacerdoti soprattutto e poi con le nostre comunità cristiane. Quindi, in sintesi, un giudizio positivo»

 

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SAN MINIATO  - Grande successo e attenzione vivace durante l’incontro di attori monologanti Davide Enia e Oscar de Summa con il sapiente coordinamento del critico teatrale prof. Masolino D’Amico, una presenza ormai di rilievo nelle iniziative del Dramma Popolare. A confronto due personalità diverse , ma complementari, che hanno saputo convincere un pubblico interessato alle loro storie, talune esilaranti, tuttavia sempre capaci di fare emergere la realtà di una Sicilia alla prese con innumerevoli problemi, altre evidentemente drammatiche , legate a vicende personali che hanno segnato un lento cammino di riscoperta di se’ e di recupero di una propria autentica identità in terra di Puglia. Davide Enia e Oscar de Summa hanno saputo far sorridere e al tempo stesso riflettere criticamente dietro domande mirate del Prof. D’Amico ma anche di un pubblico fortemente colpito da esperienze personali narrate tra il drammatico e l’umoristico. Al termine applaudi convinti ed entusiasti come del resto è accaduto per le precedenti proposte del Dramma Popolare, non ultimo lo spettacolo sulla prima guerra mondiale di cui ancora restano vivi gli echi nel cuore di tanti presenti. Dunque un settantesimo, quello del Dramma Popolare , caratterizzato da un fervore di iniziative culturali, a partire dal Restauro dei Manifesti fino al ricordo commosso di don Luciano Marrucci, per lunghi anni Direttore Artistico, mentre la conferenza-stampa sul programma del Festival ha previsto nel contempo la presentazione del manifesto dell spettacolo del mese di Luglio, un’anteprima inconsueta sul tema del martirio di Mons. Arnulfo Romero. loretani gli impegni che attendono la prestigiosa Istituzione prima dell’inizio della Festa del Teatro: il 27 Maggio, a Palazzo Grifoni, l’incontro-dibattito con il famoso regista Maurizio Scaparro, Antonio Salines, attore protagonista dello spettacolo " Il Martirio del Pastore" di Samuel Rovinski, Eleonora Zacchi, traduttrce e adattatrice del testo. Di seguito a tutti gli spettacoli del Festival, alcuni dei quali per la prima volta rappresentati in spazi nuovi, uno sul sagrato del Santuario della Madonna dei Bimbi a Cigoli, un altro presso la misericordia di San Miniato Basso, i restanti nel giardino della cisterna della Misericordia di San Miniato; infine lo spettacolo del mese di Luglio in piazza Duomo.

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ROMA - La scorsa settimana si è svolta a Roma la 69ª assemblea generale della Conferenza episcopale Italiana, dedicata al «Rinnovameto del Clero».
Tra i presenti, in qualità di esordiente, anche il nostro vescovo Andrea, che ha sottolineato la particolare stima e attenzione manifestata dal Papa per i preti e il loro ministero pastorale: «Il Santo Padre ha invitato a riscoprire le motivazioni dell’essere sacerdoti e ha indicato le strade per il rinnovamento del Clero», ha affermato mons. Migliavacca.
Aprendo l’Assemblea generale papa Francesco non ha voluto offrire ai vescovi presenti «una riflessione sistematica sulla figura del sacerdote». Piuttosto - dopo aver salutato con qualche battuta quelli freschi di ordinazione - li ha esortati a «capovolgere la prospettiva» mettendosi in ascolto di «qualcuno dei tanti parroci che si spendono nelle nostre comunità»: «Lasciamo che il volto di uno di loro passi davanti agli occhi del nostro cuore e chiediamoci con semplicità: che cosa ne rende saporita la vita? Per chi e per che cosa impegna il suo servizio? Qual è la ragione ultima del suo donarsi?». Le risposte a queste domande, ha spiegato, «vi aiuteranno a individuare anche le proposte formative su cui investire con coraggio». Anche perché, come ha ricordato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, accogliendo il Papa, «sappiamo quanto il nostro popolo guardi a noi, alla nostra missione di primi annunciatori dell’amore di Dio e di pastori chiamati ad avere a cuore ognuna delle persone e delle comunità affidate alla nostra cura pastorale».

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DALLA DIOCESI - Sono passati 25 anni dalla morte del sacerdote don Angelo Vivian, stroncato da un infarto all’età di 48 anni il 26 settembre 1991, mentre si trovava in viaggio di studio a Cracovia in Polonia. Stava guidando i suoi studenti dell’Università di Colonia alla visita dei luoghi della storia e della sofferenza ebraica. Don Angelo era di famiglia slovena ed era nato al Brennero. Si trasferì in Toscana ed entrò nel seminario di Firenze. Divenuto prete, soggiornò in Austria finché non ebbe un posto come docente di Ebraico presso l’Università di Pisa. Fu allora incardinato nella nostra diocesi di San Miniato, dove ricoprì l’incarico di parroco di San Loenzo a Nocicchio, come successore di don Gianfranco Ruggini. In seguito passò all’Università di Colonia, dove fu ordinario di filologia biblica e preside della facoltà di Lettere antiche. Ebraista di chiara fama, poliglotta, autore di numerose pubblicazioni, a partire dalla sua tesi di laurea in linguistica semitica: « I campi lessicali della serparazione nell’ebraico biblico, di Qumran e della Mishnah». Ma l’interesse di don Vivian non si limitò alla sola linguistica, ma approfondì anche la storia e il pensiero ebraici, con un’attenzione anche alle memorie minime del passato, comprese le epigrafi dei cimiteri ebraici alle quali dedicò alcuni saggi. Don Angelo è stato uno dei fondatori e primi insegnanti della Scuola Diocesana di Formazione Teologica, costituita nell’autunno del 1982 su impulso dell’allora vescovo mons. Paolo Ghizzoni. In suo onore fu pubblicata nel 1993 una raccolta di studi giudaici curata dal prof. Giulio Busi, «We-Zo’t le-Angelo».

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SAN MINIATO - La figura del vescovo Oscar Romero sarà al centro della Festa del Teatro 2016, che metterà in scena “Il martirio del Pastore” del drammaturgo costaricano Samuel Rovinski (1934-2013). Altri sei spettacoli offriranno ulteriori prospettive sul tema della fede, che fa da filo conduttore della rassegna teatrale giunta alla sua settantesima edizione. Il cartellone è stato presentato lo scorso 21 aprile in una conferenza stampa svoltasi nell’aula magna del Seminario di San Miniato.
Dopo i saluti ufficiali del vescovo Andrea Migliavacca, del sindaco Vittorio Gabbanini, del vice presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, prof. Gianfranco Rossi e del presidente del Dramma Popolare, dott. Marzio Gabbanini, ha preso la parola il direttore artistico, don Piero Ciardella, che ha offerto una panoramica sugli spettacoli in programma. Spettacoli che attingono al meglio della drammaturgia d’ispirazione cristiana in Italia.

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SAN MINIATO - Domenica 24 aprile è stata una giornata di festa per la Diocesi di San Miniato con il conferimento del ministero di accolitato ai seminaristi Luca Carloni, della parrochia di Crespina, e Massimo Meini, della parrocchia di Perignano.
Il vescovo Andrea, che ha presieduto la solenne concelebrazione in Cattedrale, ha speigato, nel corso dell’omelia, il significato del passo che i due seminarsiti si apprestavano a compierere: «In questa solenne celebrazione eucaristica domenicale la gioia della Pasqua si esprime anche nel conferimento del ministero di accolito a due nostri seminaristi, Luca e Massimo.
Questo particolare evento diventa occasione per rinnovare in modo corale, come voce della diocesi tutta, la nostra preghiera per le vocazioni, quasi rivivendo l’invocazione che già domenica scorsa, giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, abbiamo elevato al Signore. Oggi – ha affermato Migliavacca – vogliamo pregare in modo particolare per il nostro seminario, i seminaristi, per chi già è in cammino, per i due amici che diventano oggi accoliti e perché il Signore susciti tra i nostri giovani nuove vocazioni a seguirlo con il dono di tutta la vita.

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SAN MINIATO - La memoria dei Caduti della Grande Guerra si intreccia alla vita politica, civile e religiosa del tempo. Non poteva essere diversamente: la vittoria italiana riportata sull'Impero Asburgico sancì il raggiungimento della definitiva unità nazionale, ma il tributo in termini di vite umane fu altissimo. Per dare un'idea, nel solo Comune di San Miniato – che all'epoca contava circa 21.000 abitanti – stando ai dati ufficiali persero la vita 456 persone (in combattimento, ma anche per malattia e compresi i dispersi). Anche la Chiesa, attraverso i sacerdoti, ma anche e soprattutto come istituzione presente in ogni comunità, dalla città fino alle piccole borgate sparse nelle campagne, si adoperò per ricordare e coltivare la memoria di quei giovani, alcuni addirittura appena diciottenni, ma anche di molti padri di famiglia, che non fecero ritorno dai propri cari.

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DALLA DIOCESI - La Via Crucis è un esercizio di pietà molto caro al popolo cristiano, che ripercorre il cammino doloroso compiuto da Gesù il Venerdì Santo a Gerusalemme, dal pretorio di Pilato al Calvario. Di origine medievale, la Via Crucis come la conosciamo oggi si è formata in ambito francescano, con un radicamento nella devozione dello stesso San Francesco per l’umanità di Cristo e per la sua Passione e Morte. Da San Bonaventura a Jacopone da Todi, da Ubertino da Casale alle mistiche italiane, i seguaci del Poverello di Assisi svilupparono una forte sensibilità per la sofferenze patite dal Salvatore. Oltre a questa sensibilità, influì sulla formazione della Via Crucis il rifiorire dei pellegrinaggi in Terra Santa in seguito alla Prima Crociata e la presenza stabile dei frati Francescani come custodi dei luoghi santi a partire dal 1333.

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SAN MINIATO -E vide e credette”: così il vangelo di Giovanni ci racconta lo sguardo e il cuore del discepolo amato che, insieme a Pietro, entra nel sepolcro vuoto, la mattina di Pasqua.

E’ questa la notizia bella della Pasqua: “e vide e credette”, cioè è il vedere che diventa vita nuova; è il vedere che diventa incontro con un vivente, il Risorto, Gesù.

Da allora questa avventura si ripete ogni giorno, nella Pasqua la celebriamo solennemente, da sempre la Chiesa la annuncia.

In questi tre mesi da quando sono arrivato nella nostra terra di San Miniato posso raccontare la stessa esperienza dei discepoli: “e vide e credette”. Così posso annunciare e raccontare la notizia straordinaria della Pasqua, di una vita dopo la morte, della presenza operante di Gesù risorto in mezzo a noi.

Molte sono le immagini, i volti, i momenti, gli incontri che nel corso di queste settimane con voi, a San Miniato, fin dal giorno della mia ordinazione episcopale, sono stati occasione per “vedere”.

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