GIORNALISTI

SAN MINIATO - Al giorno d’oggi l’efficacia delle “fake news” - informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti - è legata innanzitutto “alla loro natura mimetica, cioè alla capacità di apparire plausibili”. Queste notizie, false ma credibili, sono facilmente accolte perché parlano alla pancia delle persone, facendo leva sui registri emotivi della rabbia, dello sdegno o della paura.

La loro diffusione può rispondere a scelte volute: influenzare gli orientamenti politici e favorire ricavi economici.

Ricordava tutto questo, il vescovo Andrea, ai giornalisti del nostro territorio incontrati per una conviviale di riflessione sul messaggio scritto da Papa Francesco, in occasione della pubblicazione del messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che ogni anno avviene nella ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono di giornalisti e scrittori. 

Se il Papa consegna un messaggio di questo tipo – ha sottolineato mons. Migliavacca - significa che il problema ha raggiunto livelli di guardia e sulla posta in gioco non si può scherzare, trattandosi della verità stessa. Senza considerare che la disinformazione produce invariabilmente il dramma dello “screditamento dell’altro, la sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che può fomentare conflitti”. Proprio per questo, per il rispetto del bene intangibile della persona, nessuno può esimersi dalla responsabilità di contrastare falsità gabellate per verità.

Il Santo Padre accenna poi in modo suggestivo all’episodio della tentazione del Serpente nel Genesi (Gen 3, 1-15). Nell’evidenza plastica dell’immagine biblica, il Serpente è il primo soggetto storico a costruire, con evidente manipolazione, una notizia fasulla a partire da un dato autentico (la proibizione di Dio), inducendo in errore - e in peccato – i Progenitori. Questo episodio si pone metaforicamente alla radice di tutte le false notizie nella storia dell’uomo. 

Enucleato il problema – ha proseguito Mons. Migliavacca – il Papa si dedica poi ad indagare i corollari della “verità” con un’argomentazione molto interessante. La parola “verità” non ha solo uno statuto concettuale, ma “verità” è anche e soprattutto uno stile di vita, un modo di pensarsi in relazione agli altri. Qui il Papa tocca un punto apicale, sopraelevandoci dalla semplice questione dell’informazione, e aprendo l’orizzonte a una riflessione sulla vita umana come dono, amata da Dio. Tutto ciò che nella vita non conferma questo caposaldo sapienziale si traduce in una “notizia falsa” per l’uomo. 

Ma come si esce da tutte le criticità individuate? Il Papa fornisce alcune linee guida: “La via d’uscita al dilagare della disinformazione è la responsabilità. Particolarmente coinvolto è chi, per ufficio, è tenuto a essere responsabile nell’informare, ovvero il giornalista, custode della notizia”. Espressione quest’ultima di particolare bellezza, che il vescovo ha tenuto a sottolineare. Nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop è proprio al cronista che è affidato il compito di ricordare che “al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience ma le persone. Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone. Per questo l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene comune”.

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