Stemma Accademia Euteleti San Miniato Pietro Bagnoli

SAN MINIATO - Sfogliando l’ultimo numero del Bollettino dell’Accademia degli Euteleti vogliamo sottolineare almeno due cose: l’orizzonte non solamente sanminiatese degli studi pubblicati e l’originalità di alcuni contributi. Sul solco della tradizione, e anche secondo l’impronta data negli ultimi anni dalla direzione della rivista, il numero annuale del Bollettino raccoglie studi su svariate discipline: dalla poesia al teatro, dalla storia civile a quella ecclesiastica, dall’arte all’architettura, dall’archeologia alla botanica. Il lettore ci scuserà se la recensione che qui si presenta si concentrerà unicamente su tre studi, sul totale dei venticinque contributi pubblicati. Basterà però dare una rapida lettura all’indice per comprendere la ricchezza del volume. Tra gli interventi pubblicati quelli che ci preme evidenziare sono infatti l’articolo sulla biblioteca di don Luciano Marrucci, la biografia del canonico Galli Angelini e la pubblicazione di parte del diario inedito di don Lionello Benevenuti.

Si tratta di piccoli ma importanti tasselli per la storia sanminiatese, che dimostrano il ruolo di primo ordine di alcuni sacerdoti appartenenti al clero di questa diocesi. È il caso della biografia del canonico Francesco Maria Galli Angelini, scritta a sessant’anni dalla scomparsa, dalla quale emerge la figura del sacerdote, dello studioso, dell’archivista, dell’artista. Emergono soprattutto aspetti del carattere decisamente rivoluzionari - si veda per questo l’episodio del "ratto" della statua della Madonna Addolorata con tutti gli strascichi che ne conseguirono - anche se manca, ancora, una biografia artistica ragionata su tutte le opere d’arte pittoriche da lui compiute e sparse per il territorio della città. Anche il piccolo profilo biografico del più conosciuto (solo perché più vicino a noi) amico e sacerdote Luciano Marrucci è particolarmente interessante perché invita il lettore ad avvicinarsi, attraverso lo studio e l’analisi della sua raccolta libraria, alla personalità dell’uomo, cercando di scavare negli interessi intellettuali di chi ha collezionato i volumi, ora entrati a far parte del patrimonio della Biblioteca del Seminario. Un piccolo contributo per onorare la memoria dell’erudito sacerdote, a due anni dalla scomparsa, che ha donato parte della sua biblioteca personale al Seminario e quindi a tutti gli studiosi. Il saggio su don Lionello Benvenuti è invece una piccola miniera di informazioni. Giuseppe Chelli, nipote di don Benvenuti, pubblica alcune pagine del diario inedito del sacerdote, relative a quei "mesi caldi" del luglio e agosto del 1944. Il lettore attento di queste pagine potrà farsi un’idea del "clima" che si respirava a quei tempi: fascismo e antifascismo, dissidenti e nostalgici, silenzi e paure del dopoguerra. Ovviamente i sacerdoti, restati in prima linea per provvedere alle urgenze più immediate del periodo bellico, furono anche quelli che subirono maggiormente, al termine del conflitto, le derive ideologiche di tanta parte della popolazione, evidentemente smemorata, e poco riconoscente verso chi aveva dato tutto il proprio gratuito sostegno morale e materiale.

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