Al Aqsa

SCUOLA - Percorrere i luoghi della vicenda umana di Gesù di Nazareth è senz’altro un’esperienza unica: colpiscono la semplicità, l’umiltà, la sobrietà in cui il Figlio di Dio è venuto in mezzo agli uomini.
Dal 2 al 9 dicembre sei insegnanti di religione della nostra diocesi, accompagnate dal loro direttore, prof. Francesco Faraoni e sua moglie, hanno partecipato ad un viaggio-studio in Terra Santa.


Percorrendo quei territori, saltano subito all’occhio tante "contraddizioni" o forse una realtà complessa, difficile da comprendere: l’immancabile accoglienza delle persone, ma anche la divisione in sei confessioni religiose dello spazio sacro del Santo Sepolcro, la tendenza alla separazione dagli altri di alcuni gruppi di ebrei ultraortodossi, la durezza di alcuni precetti della shari’a islamica, il divieto di accesso alle moschee per i non musulmani. Colpisce la città di Gerusalemme, bella tra le sue mura, in cui si prega ovunque "senza pudore", ma dove è assai evidente la mancanza del senso del bene comune, in taluni quartieri, nei quali spesso regna la sporcizia nelle strade e la mancanza di fognature. E poi quel muro presente dai primi anni del 2000, costruito dagli israeliani come protezione dagli attentati, ma che opprime e limita fortemente la parte palestinese. Tuttavia quando vengono affrontate questioni urgenti, come quella del rispetto dei diritti umani, allora i cristiani si uniscono e possiamo parlare di ecumenismo, come pure, grazie alla mediazione della Nunziatura apostolica, è possibile e concreto il dialogo interreligioso.
Terra Santa, luogo di ricerche archeologiche accurate, un cantiere a cielo aperto per unire racconti orali, scavi e ritrovamenti, volti ad accertare la veridicità di quanto scritto nella Bibbia, perché anche la fede ha bisogno della sua ragionevolezza.
Tuttavia le esperienze più belle sono state quelle in cui il gruppo di docenti ha incontrato persone che operano quotidiani miracoli per i più bisognosi: l’accoglienza dei bambini abbandonati e delle ragazze madri a Betlemme, la formazione delle ragazze e l’istruzione dei bambini nei villaggi dei beduini del deserto a Betania, la cura delle donne africane provenienti dal Sinai e richiedenti rifugio, nell’ospedale di Tel Aviv. Grazie a queste testimonianze, i partecipanti hanno compreso il vero senso del Natale oggi.
L’incontro con l’altro, la storia delle singole persone permette di abbattere pregiudizi; conoscere dal vivo, capire la complessità di quella realtà umana multiforme, aiuta a cambiare lo sguardo verso ogni essere umano, principalmente da accogliere, sostenere, accompagnare, invece di giudicare o pretendere di fargli cambiare mentalità, religione o cultura.
I cristiani in Terra Santa, presenti per l’1,5-2 % della popolazione, danno un concreto aiuto all’emancipazione delle fasce più deboli, testimoniando l’amore di Gesù verso ogni uomo, senza chiedere nulla in cambio. Qui, più che altrove, grazie al loro esempio e ai tanti sacrifici, i credenti sentono il dovere e l’importanza della testimonianza.

Cerca

LINK UTILI

Iscrizione alla newsletter

Privacy e Termini di Utilizzo

Accesso Utenti

Seguici su Twitter