Poveri ok

EDITORIALE - I poveri sono la garanzia del ritorno del Cristo, perché è lo stesso "Gesù buon samaritano" che, a quella locanda sulla strada che declina verso Gerico, dice a tutti noi: «Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più te lo rifonderò al mio ritorno».

La Giornata Mondiale dei Poveri, che si è celebrata domenica 18 novembre, intendeva - come scritto dal Santo Padre - «essere una piccola risposta che dalla Chiesa intera, sparsa per tutto il mondo, si rivolge ai poveri di ogni tipo e di ogni terra perché non pensino che il loro grido sia caduto nel vuoto. Probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno». Con queste parole, tratte dalla lettera «Questo povero grida e il Signore l’ascolta», Francesco invita dunque le comunità credenti ad essere attente e sollecite nel riconoscere il grido degli ultimi e degli emarginati.
Ma chi sono oggi i poveri? Potremmo cavarcela a buon mercato dicendo che sono gli abitanti dei sotterranei della storia, i sopravvissuti all’ingiustizia del moderno turbo capitalismo, coloro che raggiungendoci da lontano cercano disperatamente di bussare alle porte di noi popoli opulenti. Ma forse sarebbe una risposta troppo ovvia, perchè i poveri sono innanzitutto i sommersi dalla "cattiva coscienza" di noi salvati dal naufragio della crisi economica, e quindi non solo coloro che hanno fame, ma anche quelli che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, che non si possono permettere le cure mediche o i libri scolastici per i figli.
Allora i credenti, per il Papa, non possono essere sordi a questo appello. La Chiesa è sempre stata avvocata degli ultimi, in ogni tempo e luogo. Per molte ragioni i poveri possono essere lontani dalla Chiesa, ma la Chiesa rispetto a loro deve essere obbligatoriamente inclusiva. Sono essi i primi clienti di diritto della parola di Dio, perché Gesù ha detto che è venuto ad annunciare il vangelo innanzitutto a loro. E bisogna essere consapevoli che questo Papa rispetto agli ultimi, afferma qualcosa di assolutamente originale e inaudito prima, sostenendo che emarginati e reietti hanno una cattedra, sono evangelizzatori della Chiesa. Se li frequentiamo hanno certamente qualcosa da insegnarci, qualcosa che manca a noi che poveri non siamo. Il loro altissimo magistero distilla costantemente la buona novella a noi scribi e farisei della domenica. Non dimentichiamo mai che, Scrittura alla mano, Dio guarda il mondo proprio con gli occhi degli utlimi.
È certo che i poveri alle volte sono pretenziosi, non sono capaci di gratitudine, ma se non sono umili è perché sono umiliati. E proprio per tal motivo, non c’è forse qualcosa da imparare da loro circa il nostro egoismo e la nostra volontà di stare sempre e solo bene? Educhiamo gli occhi a riconoscerli; nell’ultimo giorno Dio solleverà i miseri dal letame cui la storia li ha consegnati e li costituirà, col loro sguardo grave e solenne, a nostri giudici.

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