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DALLE MISSIONI - Intendiamo dare spazio, in questa nuova rubrica, all’esperienza di sacerdoti della nostra diocesi che hanno svolto per anni il loro apostolato all’estero. Inaugura questo spazio padre Antonio Sergianni, ex missionario del Pime in Cina:
«I cattolici costituiscono un "gruppo marginale" in Cina. Sono una piccolissima minoranza. Secondo le statistiche condotte da specialisti non raggiungono l’1% della popolazione. Un quarto dei cattolici del Paese, secondo alcune stime 12 milioni, secondo altre non più di 7 milioni, si trova nella provincia di Hebei, dove ci sono dei villaggi con la maggior parte o tutti gli abitanti cattolici. Villaggi simili li troviamo anche nelle Province di Shaanxi, Guizhou e Guangdong. L’Hebei, Guizhou e Shaanxi sono le province che hanno avuto la maggior parte dei martiri durante la persecuzione dei Boxer. I cattolici delle zone rurali sono molto devoti e trovano grande solidarietà nel loro comune legame religioso.

Oggi possiamo dire che la fede dei cattolici cinesi si è ben radicata e che la maggior parte di loro sono stati fortificati da cinquanta anni di difficoltà. In un certo senso la Cina è ancora in una fase iniziale di evangelizzazione e la Chiesa Cattolica in Cina è un piccolo gregge nella società cinese. È una comunità fragile e vulnerabile. Per i più anziani esiste la paura di fare errori, a volte proprio perché rigidi nel modo in cui vivono la fede che hanno ricevuto nel passato. I loro sacrifici porteranno un cambiamento senza precedenti in Cina e stanno effettivamente già portando frutto. In Cina oggi è molto sentita l’urgenza e l’importanza dell’evangelizzazione.
La Chiesa cattolica dopo la Rivoluzione Culturale aveva l’urgenza di ricostruire le sue strutture. Hanno ricostruito molte chiese, grandi e belle, organizzato la vita delle parrocchie, a questo livello la situazione è molto diversa da zona a zona. In generale si può dire che sono fieri di aver vinto la sfida con la storia: la Chiesa è ancora viva, il futuro è loro, il maoismo è morto. Adesso è piuttosto necessario sviluppare una cura pastorale di qualità per affrontare sia nelle campagne sia nelle città un’iniziazione cristiana seria e profonda.
Il problema di cui si parla più spesso riguardo ai cattolici cinesi è quello della divisione: da una parte la comunità riconosciuta dal Governo e dall’altra quella non riconosciuta. Pur divisi i fedeli hanno in comune l’asfissiante controllo del governo.
In conseguenza della politica della porta aperta degli anni ’80, del vuoto ideologico lasciato dalla crisi nell’ideologia maoista, la Cina sta vivendo un cambiamento epocale non solo in campo economico ma anche a livello sociale. Specialmente fra i giovani si nota un crescente interesse verso la dimensione spirituale e trascendente della persona umana, con conseguente interesse nella religione, specialmente verso il Cristianesimo. Non mancano intellettuali che sostengono i valori cristiani nella società, tuttavia l’impatto del pensiero cattolico sull’intera società cinese è molto debole. Diverse diocesi hanno servizi sociali, cliniche, scuole materne, case per anziani e per bambini portatori di handicap. Altre riescono a organizzare programmi, campeggi, per studenti universitari durante le vacanze estive e invernali quando gli studenti tornano a casa.
Le statistiche più aggiornate parlano di poco più di un centinaio di vescovi, di cui sette consacrati senza il mandato pontificio e quarantanove sopra i settantacinque anni di età, di 3.350 sacerdoti, 6.450 religiose circa e di un migliaio di seminaristi.
La ripresa della chiesa cattolica in Cina dipende in gran parte dal giovane clero; ai giovani sacerdoti si affidano molto presto posizioni di autorità e di responsabilità: alcuni sono ordinati vescovi, altri nominati rettori di seminari e amministratori di diocesi. Oltre alla pressione delle loro famiglie, specialmente se sono figli unici o il figlio maschio maggiore, i giovani che vogliono farsi sacerdoti devono affrontare la pressione degli studi. Per riuscire sul piano accademico devono studiare molto, senza una formazione di base adeguata e con insufficienti risorse.
Esiste poi il serio problema della generation gap nelle le comunità cattoliche. Le persone anziane nelle parrocchie spesso valutano i giovani sacerdoti secondo criteri del passato di cui i giovani sacerdoti non hanno esperienza. In molte diocesi il giovane clero è incaricato di seguire zone rurali isolate. Percorrono molte miglia in condizioni disagiate per prendersi cura dei fedeli sparpagliate qua e là, e quelli che svolgono il lavoro pastorale nelle città sono spesso messi alla prova da ogni tipo di tentazione dello sviluppo economico e della modernizzazione: non pochi soccombono a queste attrazioni e lasciano il sacerdozio.
La grande maggioranza dei giovani sacerdoti ha profonda fedeltà alla Chiesa, al Papa e alla loro vocazione. Ma per le difficoltà esistenti fra la Cina e Roma, sono spesso combattuti tra il governo e la Chiesa e devono trovare il giusto equilibrio fra l’ortodossia della dottrina e la fedeltà al paese, che non è sempre facile.
Tenendo presente la situazione concreta in cui si trova il giovane clero, sacerdoti e vescovi, di fronte a certe loro scelte, dovremmo essere molto cauti nel giudicarli. Certamente non mancano soggetti "opportunisti", ma non dobbiamo fare di ogni erba un fascio. La secolarizzazione e la legge del figlio unico sono alla base della crisi delle vocazioni. Negli ultimi anni si è registrata una diminuzione di studenti nei seminari maggiori. Conosco due seminari che avevano circa 180 e 140 seminaristi verso la fine degli anni ’90, ora hanno meno di settanta e meno di quaranta rispettivamente. Le vocazioni in Cina sono diminuite generalmente del doppio.
La cultura dei giovani cinesi è apertamente patriottica e i giovani in Cina sono orgogliosi del " drago che si risveglia", che è la loro nazione. La nuova generazione, sempre più presa dallo sviluppo della tecnologia e dell’economia, è la più esposta alle nuove sfide. L’idolo del consumismo si è diffuso ovunque. Questa tendenza si manifesta in tutte le forme deteriori come il materialismo, l’avidità, l’invidia, il culto del denaro e la corruzione. Le nuove generazioni sono esposte e nel debole clima spirituale del presente si trovano con una vita spirituale arida. In questo guazzabuglio sociale, alcuni trovano conforto nella religione, altri, anche cattolici, si sentono persi sotto una pressione materialista e una forte competizione. Soprattutto i giovani, sono presi dalle teorie del relativismo. Anche in Cina, la modernizzazione e la secolarizzazione stanno ponendo una sfida alla fede e alla sua pratica».

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