Giornata della Vita consacrata 4 febbraio 2018

SAN ROMANO - Nell’omelia della messa in occasione della festa della vita consacrata, maschile e femminile, il Vescovo Andrea Migliavacca prendendo spunto dalle letture ha indicato alcune immagini riguardo l’essenza della Vita Consacrata.

San Paolo nella seconda lettura dice: «fratelli … guai a me se non annuncio il Vangelo». Il Vescovo ha sottolineato come questo è il cuore della vita consacrata, è stare radicati nel Vangelo, vivere profondamente il dono della Parola del Vangelo e mostrare che questa è la via di tutti, la via che ogni battezzato e ogni cristiano deve percorrere. Radicati nel vangelo, non solo perché si annuncia ma fare che Il vangelo diventi il luogo dove sostare con la propria vita, dove abitare, dove ritrovare il rapporto con il Signore e da lì portare la testimonianza della vita consacrata.

Dal Vangelo di Marco il Vescovo ha fatto risaltare cosa vuol dire stare radicati nel Vangelo; questo brano ci presenta la giornata di Gesù a Cafarnao e noi possiamo dire certamente, che la vita di Gesù è una vita consacrata al Padre e la sua giornata ci indica come vivere la propria consacrazione radicati nel Vangelo, nella profonda amicizia con Gesù e proprio perché si sta con Lui, radicati nel Vangelo si vive come Lui. Il Vescovo ci ha invitato a chiederci cosa fa Gesù nella sua giornata? «Gesù uscito dalla sinagoga, subito, andò nella casa di Simone e Andrea in compagnia di Giacomo e Giovanni». Sono gli amici di Gesù, quelli che Lui un giorno ha scelto, ha chiesto a loro di stare con Lui, ha chiesto a loro la condivisione dei suoi passi, della sua missione nella bellezza delle relazioni con loro, delle relazioni di amicizia profondamente umana.
Questa è una prima immagine di cosa vuol dire vivere con Gesù la propria vita consacrata; Vivere l’avventura bella, di relazioni profonde e umane, che partono dall’amicizia con Gesù ma che diventano incontro con la gente.
Il Vescovo ha poi portato l’esempio di come, dove viviamo, facciamo esperienza di persone che vengono a noi aprendo il cuore, confidando progetti, fatiche ed ha sottolineato come l’esperienza della nostra vita consacrata è anche l’esperienza di chi impara a scoprire il dono di amicizie, di dialoghi profondi, di arricchimento che ci viene dalla gente, dalle persone che incontriamo.
Gesù ha vissuto relazioni vere, belle con la gente del suo tempo.
La vita consacrata è quindi vivere radicati nel Vangelo con Gesù e questo vuol dire vivere la propria vita abitata da relazioni umane di amicizia, di incontro, di accoglienza, cordialità, che riempiono la nostra esistenza e che ci consentono una fraternità attraverso la concretezza dei volti. Relazioni vissute con cordialità, come dice la parola, nasce dal cuore e diventa apertura nei confronti delle persone che la Provvidenza ci dona.
L’omelia è proseguita indicando la seconda tappa di Gesù che è avvenuta nella casa di Simone e Andrea dove ha fatto guarire la suocera che era a letto con la febbre. Attraverso questo evento il Vescovo Andrea ha risaltato come l’intervento accolto di Gesù fa vivere; Gesù è una presenza che porta il bene, è una presenza buona, perché attenta ai bisogni degli altri, è un uomo dal cuore grande, capace di accogliere i bisogni delle persone.
La suocera guarita li serve: è un richiamo che ci dice che tutti abbiamo dei doni e questa consapevolezza non deve venire meno e riscoprire i doni ci aiuta a servire, ci fa capaci di servizio .
Nel vangelo si narra che al mattino presto Gesù si ritira in un luogo deserto a pregare: la preghiera al mattino presto indica che la preghiera è la sorgente, una comunione coltivata nell’ascolto, nel dialogo con Lui giorno dopo giorno, nella preghiera intensa e questa preghiera diventa vita della vostra esistenza del vostro cammino.
Al termine dell’omelia il Vescovo ha messo in risalto quanto sia importante la vita consacrata maschile e femminile se vissuta radicati nel Vangelo, con la bellezza delle relazioni umane, con il cuore di uomini e donne buone capaci di suscitare il bene, di portare la vita e questo siete voi: uomini e donne ricchi di doni che sono la vostra presenza, la vostra vita stessa. Accompagnati dalla preghiera, accompagnati dallo sguardo di Dio per voi che è uno sguardo di amore, misericordia, benevolenza, è uno sguardo quello di Dio che nella preghiera noi riusciamo a comprendere che di nuovo ci chiama per nome.

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