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SAN MINIATO - L’Azione Cattolica Italiana sta concludendo i festeggiamenti per i suoi 150 anni di storia. Nella diocesi di San Miniato i primi circoli di Azione Cattolica nacquero durante l’episcopato di monsignor Carlo Falcini (1908-1928), ma fu soprattutto il vescovo Ugo Giubbi (1928-1946) il vero artefice dello sviluppo dell’Associazione. La sua storia è proseguita fino ad oggi attraverso tanti uomini e donne che insieme hanno vissuto con intensità la loro vocazione laicale, attraverso l’impegno di coniugare quotidianamente la fede e la vita.

Con umiltà accogliamo questa storia, di cui siamo fieri e orgogliosi. Essa è un dono offerto non soltanto a noi, ma anche all’intera Chiesa diocesana. Già Paolo VI nel 1968 esortava così: «La vostra storia è un motore che vi porta», proprio ad indicare la forza propulsiva di un’esperienza che ci sospinge verso il futuro. Con questo spirito un bel gruppo di aderenti e amici si è ritrovato il 4 dicembre scorso presso la parrocchia di San Miniato Basso per un momento di incontro e di preghiera comunitari a pochi giorni dall’annuale festa dell’adesione che si tiene l’8 dicembre. Alla Santa Messa presieduta dal Vescovo e dal collegio assistenti, è seguita una cena fraterna e la veglia per l’adesione, in cui le testimonianze degli ultimi quattro presidenti diocesani hanno fatto da risonanza a brani della Parola di Dio e dell’Evangelii gaudium sull’importanza dell’essere evangelizzatori con Spirito, fondati sulla fede, uniti a Cristo, a servizio del popolo di Dio e di ogni uomo.
Centocinquanta anni di vita, ma - alla luce della Parola ascoltata - l’associazione può considerarsi ancora come un germoglio, orientata al futuro, al cammino che ancora c’è da fare. Così il Vescovo esortava i presenti, declinando questa memoria grata del passato come tensione verso il domani, con tre atteggiamenti particolari.
Il primo: accogliere come associazione il dono dello Spirito che ci può abilitare ad avere lo sguardo di Dio sull’uomo. È chiesto all’AC di essere luogo di discernimento, la capacità cioè di vedere con lo sguardo e la sapienza di Dio, con la luce del Vangelo, per orientare i suoi passi e i passi di coloro che si fanno pellegrini sulle strade della fede.
Il secondo: se l’Azione Cattolica serve a qualcosa, allora essa serve a costruire la civiltà dell’amore. I laici di AC sono chiamati ad essere presenze che costruiscono la civiltà dell’amore nella società, nella chiesa, nella politica. Ragazzi, giovani e adulti che promuovono scelte che parlano di fraternità, accoglienza, solidarietà. Terzo: non avere timore di essere pochi. Anche laddove fossimo piccoli e poveri, siamo al posto giusto, siamo nel posto che ci consegna il Vangelo, perché solo nella minorità, nella piccolezza è possibile annunciare quello che il Vangelo ci consegna: il dono della vita, il perdersi, il non preoccuparsi di sé. La debolezza e la semplicità parlano del Vangelo. Allora coraggio, Azione Cattolica, alza il tuo sguardo per accogliere ancora il Signore che viene; le tue radici saldamente fondate sulla roccia della Parola e del Magistero della Chiesa, facciano crescere abbondantemente i tuoi rami e le tue foglie, perché diventino riparo per l’uomo assetato di senso e di fraternità; cresca il tuo albero come un polmone salutare per la società e per la Chiesa, produca - senza timore della potatura e del dono totale di sé - i frutti di bene, di pace, di pienezza, per tutti e per ciascuno, nessuno escluso.

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