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DAL TERRITORIO - Avremmo potuto fare un giro completo di tutti i cimiteri dei comuni della diocesi, visitandone uno ad uno per evidenziare alcuni aspetti davvero singolari nella gestione dei “campisanti”. Abbiamo deciso di prendere invece alcuni “campioni” dai diversi vicariati unicamente per raccontare cosa succede nei luoghi di sepoltura dei nostri defunti. Vediamo infatti spesso, in prossimità del periodo della ricorrenza dei morti, operai comunali rimboccarsi le maniche per sistemare il sistemabile, aggiustare, pulire, e rendere quantomeno decoroso il luogo che per nove giorni consecutivi diviene crocevia di parenti e amici dei cari defunti lì sepolti. 

I cimiteri sono regolamentati da specifiche norme di “polizia mortuaria” derivanti da un decreto del Presidente della Repubblica del 1990 (il n.285), al quale hanno fatto seguito norme regionali che ricadono, a cascata, sul funzionamento dei cimiteri locali. I regolamenti cimiteriali sono unicamente indirizzati a evidenziare per i cittadini le norme igieniche, le prescrizioni sanitarie, le regole per la corretta costruzione di cappelle e monumenti, o il perimetro di “rispetto” entro il quale non si può edificare nessuna nuova abitazione. Peccato però che gli stessi controllori (i comuni!) sono quelli poi inadempienti quanto a corretta applicazione della norma e che talvolta, di rispetto, davvero, ne mostrano poco. Facciamo qualche esempio concreto. Siamo andati nel cimitero comunale di Cerreto Guidi, provincia di Firenze. La passata amministrazione ha lasciato in eredità situazioni deprecabili almeno in tre dei cimiteri cittadini sui sei totali. A parte i calcinacci e gli intonaci spesso fatiscenti, ciò che colpisce è la gestione delle cosiddette cappelle mortuarie comunali. Sono, dal momento della loro costruzione, vere e proprie chiesette costruite all’interno del perimetro cimiteriale. Di proprietà comunale «e di suo ecclesiastico» – come riportano i documenti d’archivio – hanno al proprio interno tutto ciò che serve per la celebrazione della messa: altare consacrato e tabernacolo removibile, qualche arredo liturgico. In molti casi vi sono nel pavimento botole per ossari comuni. Queste cappelle erano usate sin dalla loro costruzione per le sante messe nel periodo del novenario dei defunti, talvolta per accogliere la salma prima della sepoltura. Peccato che nel cimitero cittadino di Cerreto Guidi e in quello di Lazzeretto vengano usate come deposito per materiali degli operai cimiteriali. Disordinate e spesso dissacrate (a Lazzeretto è stato rotto perfino l’altare in diversi punti) sono nella più totale incuria, senza considerare il poco rispetto per l’ossario che, in ogni caso, è pur sempre una sepoltura, anche se «comune». A Stabbia, addirittura, la cappella cimiteriale è stata sfondata, è stato rimosso l’altare e ne è stato ricavato un semplice passaggio di collegamento tra vecchio e nuovo cimitero. Accanto alle situazioni di degrado ci sono però situazioni positive che è bene evidenziare. A Marti, Capanne, San Romano e Montopoli l’amministrazione ha dato in gestione i cimiteri comunali a società esterne che li mantengono in maniera egregia. Ovviamente i cimiteri più nuovi sono quelli che risultano essere meglio manutenuti. Discorso diverso per quelli di più antica edificazione come il cimitero comunale di Fucecchio, dove le lapidi ottocentesche, quelle che hanno anche un pregio storico per intendersi, sono spesso illeggibili o invase dalle erbacce. A Santa Croce medesima situazione di Cerreto Guidi. La cappella del commiato cadeva a pezzi nel maggio scorso: infiltrazioni d’acqua e calcinacci dappertutto. Essendo però il cimitero affidato a un’azienda esterna, la Morfeo di Montelupo, sono nate contestazioni su chi debba farsi carico di questa cappella consacrata: il comune in qualità di proprietario del cimitero o la società che gestisce il camposanto? Fatto sta che anche quest’anno la cappella non potrà essere utilizzata pienamente, e non solo per ragioni di spazio. Non ci resta che tenere alta l’attenzione sul problema e sollecitare chi di dovere a svolgere correttamente i propri compiti.

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