castelfranco

DALLA DIOCESI - L'edificio sul quale nacque, intorno al 1260, l’attuale Chiesa dei Santi Pietro e Paolo risale all’epoca romana, di ciò è testimone il paramento del fianco destro che è costituito da pietra laterizia tipica di quell’epoca.
Durante i secoli tale costruzione ha subito più rifacimenti che ne hanno modificato, soprattutto, la morfologia esterna, i cambiamenti più importanti furono messi in atto durante il XVIII secolo, più precisamente fra il 1719 e il 1737: precedentemente a questi anni la chiesa presentava tre navate divise da imponenti pilastri, successivamente venne meno la divisione e attualmente è presente un’unica ampia navata con due altari su ciascun lato. Fondamentale risulta l’importanza della luce che irradia l’interno passando dalle finestre poste al di sopra di ciascun altare: il valore simbolico della luce ha origini medievali, in particolare fu durante il periodo “gotico” che assunse un’importanza ancor più rilevante, simbolo sia di vita che di purezza deve quindi necessariamente essere presente in un luogo di Fede.


“L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce.” Con queste parole l’architetto capostipite del “Movimento Moderno” Le Corbusier mette in evidenza quanto il tema della luce non sia né antico né moderno ma essenzialmente contemporaneo a ciascuna epoca storica: da simbolo di luce divina e quindi di fede, a materia prima di costruzione e quindi basamento di qualsiasi opera d’arte poiché è in funzione di quella che l’architetto o comunque l’artista muove i primi passi per la sua futura creazione.
La luminosità all’interno della Collegiata di Castelfranco di Sotto risulta un elemento importante non solo per la sua valenza simbolica ma anche perché la decorazione di stucchi che è presente viene “colpita” dalla luce che riesce a valorizzarla, conferendo all’ambiente un carattere elegante e raffinato.
Per quanto riguarda la decorazione scultorea il secondo altare a sinistra ospita due statue lignee colorate particolarmente venerate che rappresentano la Vergine annunziata e l’Arcangelo Gabriele annunziante, queste sono alte 1.60 cm e sono state attribuite inizialmente a Nino Pisano ( 1349-1368), un’analisi più specifica delle loro caratteristiche ha portato però a pensare che non possano essere state realizzate da quest’artista date le forme semplici e poco elaborate che presentano, perciò l’ipotesi si è spostata verso un artista della bottega fiorentina.
Le due figure si presentano come statiche, ferme ed immobili sul loro “piedistallo”, non c’è verità, lo spettatore non le percepisce come persone vive ma solo come simboli di Fede vicino alle quali soffermarsi per una preghiera, sono quindi opera di un’artista poco interessato al dato reale in sé e invece attento alla funzione religiosa alla quale ciascuna figura deve adempiere.
Due statue in stucco sono poste al di sopra del grande arco che separa la navata dal presbiterio e rappresentano, a grandezza naturale, i Santi Pietro e Paolo con i loro tradizionali attributi:
San Paolo ha in mano la spada, San Pietro sorregge le chiavi «del Regno dei Cieli» e un libro sul quale è scritto: «Super hanc petram aedificabo ecclesiam meam», scolpite a grandezza naturale sottolineano l’importanza dei due padri fondatori ai quali la Chiesa è dedicata.
Confronto al gruppo ligneo dell’annunciazione queste due sculture appaiono più “ convincenti” se intendiamo come tale quel qualcosa che ci avvicina al dato reale mettendoci difronte ad immagini estremamente vivide nei cui gesti riflettiamo i nostri, riconoscendoci.
Il ruolo della scultura quindi non è soltanto uno, ciascuno di noi riceve il suo messaggio in maniera soggettiva perciò una persona potrà sentirsi più vicina a un simbolo, un’altra invece a un’immagine più reale, pulsante di vita che paia appunto fatta di “carne”.
Gli esempi appena descritti, presenti nella Chiesa dei Santi Paolo e Pietro, spiegano bene questa doppia funzione che ci fa capire quanto l’arte sia universale, ricca di sfaccettature e quindi aperta a qualsiasi interpretazione.

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