DALLA DIOCESI - Per questo primo appuntamento della rubrica di approfndiment legislativo, alla luce delle difficili vicissitudini che l’Europa sta attraversando, e il nostro Paese in particolare per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori in arrivo, questione con la quale anche il nostro territorio quotidianamente si confronta, abbiamo scelto di occuparci del cd. Decreto Antiterrorismo, che sarebbe scaduto il 20 aprile, approvato dal Senato in via definitiva nelle passate settimane.
Il provvedimento, ritenuto necessario dal nostro esecutivo, tanto da porvici la fiducia, ovvero vincolando la persistenza del governo stesso all’approvazione di quel determinato atto (com’è stato fatto in questi giorni per la legge elettorale, che tratteremo nelle prossime settimane), é stato sviluppato come una riconferma, tramite nuove erogazioni pari, secondo il sole24ore, a 917 milioni di Euro, delle missioni di pace già portate avanti dall’Italia e si sono introdotte alcune novità.


In primis il decreto istituisce una «superprocura» nazionale antimafia e antiterrorismo, organo ad hoc per contrastare le principali minacce al Paese, e prevede una nuova normativa contro i “foreign fighters”, la silenziosa minaccia composta da coloro che, pur europei, partono per arruolarsi nelle fila dei terroristi.
Con il decreto Antiterrorismo, questi ultimi rischiano da 5 a 8 anni di reclusione. Stessa pena per chi organizzi, finanzi o propagandi i viaggi. Da 5 a 10 anni sarà invece punito chi fabbrica armi fatte in casa e metta in atto comportamenti «finalizzati in maniera univoca» al compimento di atti di violenza con finalità terroristiche.
Pene aggravate, infine, per chi addestra potenziali terroristi se utilizza strumenti telematici o informatici e aggravanti analoghe sono previste per il possesso e la fabbricazione di documenti falsi.
Assai interessante e per certi versi preoccupante é anche il fatto che grazie alla nuova normativa, si allargheranno molto le «maglie» del controllo tramite intercettazioni telefoniche preventive e internet.
Il decreto infatti permetterà alle autorità competenti di usare programmi per acquisire “da remoto” le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico e la polizia postale avrà la possibilità di aggiornare costantemente una black-list (lista nera) dei siti internet che inneggiano al terrorismo, anche per favorire lo svolgimento di indagini da parte della polizia giudiziaria, pure sotto copertura.
Sulla stessa linea d’onda, degno di menzione é anche il fatto che per i nostri servizi di informazione e sicurezza si introduce, in via transitoria, la facoltà di effettuare colloqui investigativi con detenuti per prevenire azioni terroristiche ed inoltre sono previste disposizioni volte alla loro tutela funzionale e processuale: potranno infatti usare le generalità «di copertura» anche mentre depongono in un processo penale sulle attività svolte in incognito e sono autorizzati a commettere reati.
È chiaro che per la lotta a queste minacce dobbiamo affidarci alla correttezza di chi di questi poteri é stato dotato nel corso del tempo, senza dimenticare che su noi cittadini, grava l’onere di informarsi con attenzione e di dare il proprio contributo per quanto possibile.
*Presidente Opera Osc

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