Usmi

SAN ROMANO - Sabato scorso, l’Usmi (Unione delle Superiore Maggiori Italiane) della diocesi di San Miniato ha partecipato al ritiro mensile tenuto da un monaco di Bose. Il tema che è stato trattato è «la comunità come dono - fatica - profezia».
Il discorso è stato sviluppato partendo dai due significati latini della parola comunità: dovere e dono. Coloro che vivono una vita comune, vivono il dovere del dono, che è l’esigenza di uscire da sé per donare se stessi, per fare di se stessi e della propria vita un dono.


Abbiamo considerato l’importanza di dare ascolto e questa è una vera arte da imparare: imparare ad ascoltare se stessi e il proprio cuore, la Parola di Dio, l’altro, il fratello e la sorella che mi stanno accanto. L’ascolto è il fondamento imprescindibile di una relazione sana e piena con l’altro: solo così posso far emergere la soggettività dell’altro, accolgo la sua umanità, la sua unicità accogliendo le sue parole con cui lui non consegna solo dei contenuti, ma se stesso.
Oltre a dare ascolto è importante anche donare il proprio tempo all’altro per vivere una vita fraterna comunitaria. Dare tempo è una forma di sacrificio, la vita comune è un cammino faticoso che chiede un caro prezzo, come d’altronde ogni valore importante della vita si acquisisce attraverso una fatica, tra cui la fatica di rivelare e manifestare i propri limiti e le proprie mancanze.
La vita comune, se vissuta anche come cammino interiore di accettazione di sé, diviene così il luogo di una vera trasfigurazione: il negativo che scopro in me, da peso diviene dono e mi scopro dono per gli altri; e così anche l’altro: da peso lo riconosco un dono.
La vita comune esige una grande maturità umana, affettiva e psicologica da parte dei singoli appartenenti e tutto questo è frutto solo di un cammino di crescita interiore, un cammino di conoscenza di sé. Da qui la necessità di imparare l’arte della lotta interiore, lotta contro le dominanti di questo mondo, lotta contro le tendenze individualistiche ed egoistiche, lotta contro i desideri di riuscita di sé e di primeggiare.
La vita comune non è fatta di puro spontaneismo e non è nemmeno frutto di leggi calate dall’alto. Lo spontaneismo trasforma la comunità in un’anarchia invivibile, mentre il legalismo la trasforma in una caserma.
È stato poi toccato il tema del valore profetico della vita comune, la fraternità che si dovrebbe vivere nella vita comunitaria è iscritta nell’uomo, in ogni uomo, ma va costruita giorno dopo giorno perché non è una cosa spontanea.
La fraternità può nascere solo da una decisione personale e sgorga solo da un rapporto io-tu e per questo va costantemente scelta e cercata e da essa dipende la qualità della vita di ogni uomo e donna.

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