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DAL SEMINARIO - Ci sono luoghi che più di altri aiutano a rallentare: raccogliersi in preghiera, mettersi in ascolto, vivere in fraternità, distillare idee e progetti impastati di Vangelo. Uno di questi luoghi dell’anima è il santuario francescano della Verna: 1000 metri e oltre di altitudine, immerso nei boschi del Casentino. Qui, insieme al vescovo Andrea, il nostro seminario ha scelto di cominciare il nuovo anno pastorale. Quasi tre ore di viaggio, prima nel traffico dell’autostrada e poi nella serpentina dei tornanti, fino all’approdo nel parcheggio del santuario dove ad accoglierci c’era l’abbraccio amico di fra Francesco: da pochi giorni nuovo padre guardiano a La Verna, ma fino a poco tempo fa punto di riferimento prezioso nella nostra diocesi e in particolare nella parrocchia di San Romano.

È stato lo stesso fra Francesco ad aprirci le porte del convento, dandoci la possibilità di condividere per due giorni la vita di comunità dei circa trenta frati (compresi i giovani del noviziato) che abitano in cima al monte dove San Francesco amava ritirarsi a pregare 800 anni fa. Abbiamo mangiato, pregato e chiacchierato insieme a loro, ascoltando storie provenienti da mondi lontani di frati iracheni ed ecuadoriani, ma anche condividendo aneddoti familiari con i tanti frati originari della nostra Toscana. Fra Francesco in qualità di guida di eccezione ci ha accompagnato nei vari luoghi significativi della Verna, dalla cappella delle Stigmate alla cella di San Francesco fino al cosiddetto "romitaggio", un piccolo appartamento dove i frati si alternano in piccoli gruppi per vivere periodi di ritiro e di preghiera più intensa, pur senza mai staccarsi del tutto dalla vita del resto della comunità. Sempre fra Francesco ci ha regalato una bella meditazione a partire dal vangelo della trasfigurazione: La Verna per San Francesco come il monte Tabor per Gesù; le stigmate per il santo di Assisi come il volto e il vestito di Gesù attraversati da una luce abbagliante di novità. Volto e vestito come simboli rispettivamente della nostra capacità di relazione con gli altri e della nostra missione nella Chiesa e nella vita: entrambi aspetti che, grazie alla nostra preghiera e al nostro porci in ascolto del Vangelo nei momenti di ritiro, possono restituirci alla società e agli incontri di ogni giorno con una luce contagiosa di entusiasmo e di sequela.
I due giorni alla Verna sono stati anche un’occasione preziosa per rinsaldare ulteriormente i rapporti fra noi seminaristi e fra ognuno di noi e il vescovo, sia nelle chiacchierate a tu per tu sia in un momento finale di condivisione in cui ci siamo raccontati delle diverse esperienze estive vissute da ciascuno nei mesi scorsi: dal viaggio in Terra Santa ai campi scout, dalle settimane a Gavinana con l’Azione Cattolica ai convegni a Vallombrosa e Frascati fino al campeggio in Garfagnana coi ragazzi della parrocchia di Perignano. La festa di San Matteo apostolo, che si celebrava proprio in una delle nostre due giornate alla Verna, ha aiutato noi seminaristi in modo particolare a iniziare il nuovo anno tornando a riflettere sull’origine e sul senso della nostra vocazione. Nella sua omelia don Andrea ci ha invitato a dare frutto e concretezza al "Seguimi" rivolto da Gesù a Matteo e a ognuno di noi, cioè a trovare il nostro posto intorno alla tavola dove Matteo e Gesù si accomodano insieme a pubblicani e peccatori: una tavola della Chiesa dove noi siamo chiamati a dare la vita e dove c’è posto per tutti, all’insegna della gratuità, della condivisione e del pane spezzato.

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