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SAN ROMANO - Giovedì 31 agosto e venerdì 1 settembre avrà luogo a San Romano il 46° Convegno catechistico, dal titolo «La comunità parrocchiale soggetto della catechesi. Quale cammino per un gruppo di catechisti?»

Dio è la chiave, il fulcro della gioia del vivere insieme, del diventare comunità. Il diventare amici in Lui non parte dalla nostra iniziativa, ma dalla sua: «Io ho scelto voi» e da questo suo testamento spirituale nasce la prima comunità cristiana che vediamo sinteticamente e meravigliosamente descritta con poche parole nel brano degli Atti degli Apostoli (2, 42-47): «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna,  nella frazione del pane e nelle preghiere… tenevano ogni cosa in comune… frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore». Il modello di comunità a cui ci chiama Gesù e che i primi discepoli hanno realizzato può sembrarci utopistico e impossibile da realizzare ma ognuno di noi è «pietra viva», chiamato ad edificare una comunità che si nutre della relazione con il Signore e con i fratelli.

Una bella fotografia con i colori sbiaditi dal tempo…

Molte analisi sono state fatte sulla parrocchia, recentemente, anche soltanto attorno alla sua capacità evangelizzatrice e missionaria. La Nota pastorale della CEI, «Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia» mette in evidenza ombre e luci per rilanciare la parrocchia come segno e strumento dell’unità e il vero centro missionario ed evangelizzatore. La parrocchia oggi non è più punto di riferimento religioso unico e abituale per la gente del territorio e rischia il collasso se viene vista come un distributore di sacramenti e sacramentali. Ma questa fotografia, ingiallita dal tempo, esprime ancora il Cristo che passa accanto alla gente e la orienta al Padre, permettendole di entrare nel Regno dei cieli?

Sprazzi di luce e di colore…

Il compito prioritario della parrocchia è «fare i cristiani». L’iniziazione è espressione di una comunità che educa con tutta la sua vita e manifesta la sua azione dentro una concreta esperienza di ecclesialità. L’iniziazione cristiana non è quindi una delle tante attività della comunità cristiana, ma l’attività che qualifica l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo essere inviata a generare alla fede e realizzare se stessa come madre (cfr. Ufficio Catechistico Nazionale, «La formazione dei catechisti nella comunità cristiana», 6.). L’iniziazione cristiana, che ha il suo insostituibile grembo nella parrocchia, deve ritrovare unità attorno all’Eucaristia; bisogna rinnovare l’iniziazione dei fanciulli coinvolgendo maggiormente le famiglie; per i giovani e gli adulti vanno proposti nuovi e praticabili itinerari per l’iniziazione o la ripresa della vita cristiana. È su questo compito che il documento della CEI apre gli orizzonti al cambiamento: «Non si può dare per scontato che si sappia chi è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, che si abbia una qualche esperienza di Chiesa…c’è bisogno di un rinnovato annuncio della fede. È compito della Chiesa in quanto tale…» («Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia», 6). La parrocchia oggi, dunque, esige innanzitutto una svolta radicale della pastorale ordinaria nella direzione del primo annuncio, dell’evangelizzazione, del risveglio dell’identità cristiana: non solo sacramenti, non solo solidarietà, non solo aggregazione, non solo agenzia religiosa generica…: tutto questo insieme ad un preciso compito di «evangelizzare Gesù Cristo» (At 11,20). La Chiesa, e dunque la parrocchia, esiste per Gesù Cristo: per nient’altro e per nessun altro. Questo è il suo progetto pastorale, che deve integrare tutte le dimensioni della vita della parrocchia, tutte le attività, tutte le forme, tutti i momenti e i tempi.

Quale cammino per un gruppo di catechisti?

Il catechista dell’Iniziazione Cristiana è un testimone di Cristo, mediatore della parola di Dio, «compagno di viaggio», educatore della vita di fede, uomo o donna pienamente inserito nella comunità cristiana e nel contesto culturale e vitale del mondo d’oggi. Nello svolgimento del suo servizio, il catechista non deve essere solo: l’iniziazione avviene sempre in una comunità e richiede la presenza di figure complementari. Ogni catechista è considerato come uno che possiede la competenza di fare catechesi, dunque come uno che possiede la capacità di trasmettere ad altre persone le sue esperienze di vita cristiana e di parteciparle. Allo stesso tempo la vita della comunità è da considerare come la scuola specifica del cristiano e del catechista. Non va dimenticato che quanti operano nel servizio catechistico sono ancora in cammino. Occorre esigere da tutti i catechisti che si sforzino seriamente di orientare la propria vita verso Cristo e di vivere in comunione attiva con la Chiesa. È importante e decisivo che il catechista nella sua missione percepisca la Chiesa come comunità di credenti o di persone che si sforzano di credere che in Cristo Gesù è arrivata la buona notizia per ogni uomo. Il catechista non opera isolatamente. La trasmissione della Parola suppone una regolare riflessione nel gruppo dei catechisti e arricchita da idonei approfondimenti. È importante costituire un gruppo che si assume il ministero specifico dell’iniziazione nella comunità, non per sostituire la responsabilità della comunità e della famiglia, ma per mettersi al servizio della comunità e delle famiglie. Resta sempre attuale il monito di San Cipriano: «Affinché uno possa aver Dio per Padre abbia la Chiesa per Madre». Per questo è necessario che l’azione pastorale edifichi delle comunità attraenti, accoglienti ed educanti, in cui le persone sono messe nelle condizioni di poter vivere tra loro rapporti di stima, di simpatia e di amicizia e di poter vivere autentiche esperienze di fede. (Cfr. Lucio Soravito, «Il Documento Base e la pastorale della Chiesa italiana», Seminario sul 40° del DB, conclusioni).

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