convegno catech I
SAN ROMANO - Si è tenuto, giovedì 31 agosto e venerdì 1°settembre, a San Romano, il 46° Convegno catechistico diocesano sul tema: «La Comunità parrocchiale, soggetto della catechesi. Quale cammino per un gruppo di catechisti?» Il nostro incontrarsi è stato in primo luogo un momento di discernimento, di condivisione e di crescita nel cercare di tracciare con l’aiuto dei relatori, don Matteo Dal Santo e Roberta Casoli dell’Arcidiocesi di Milano, alcune buone prassi per le nostre comunità parrocchiali e per i gruppi di catechisti, chiamati a vivere la loro missione di annunciatori e testimoni della vita buona in Cristo.

1. La comunità soggetto dell’Iniziazione cristiana
«La comunità parrocchiale deve restare l’animatrice della catechesi e il suo luogo privilegiato» (Esortazione Apostolica, Catechesi Tradendae, 67). Don Matteo Dal Santo nel suo intervento e nelle sue risposte ha confermato, citando un proverbio africano pronunciato da Papa Francesco: «Per educare un figlio ci vuole un villaggio», che la trasmissione della fede ha bisogno di una comunità che amplifichi la Parola di Dio. La comunità cristiana fa l’Iniziazione cristiana e nello stesso tempo l’Iniziazione cristiana fa la comunità cristiana. Il relatore ha riportato l’esperienza di una catechesi di Iniziazione cristiana a quattro dimensioni, la Parola di Dio, la liturgia e la preghiera e l’esperienza di Chiesa: comunità e famiglia, che tocca il vissuto dei ragazzi, affermando che l’immersione nella vita della Chiesa non è solamente un obiettivo fondamentale della catechesi, ma è piuttosto il luogo da abitare perché avvenga l’incontro personale con Gesù.
La comunità cristiana che crede, che celebra, che ama, che serve, che educa, che condivide, che testimonia, è questa comunità il luogo dove si vede, si incontra, si vive Gesù e la speranza che da Lui proviene. È la comunità il luogo del miracolo, dove emerge la vita buona del Vangelo. È questo miracolo che convince, che persuade, che è capace di interrogare, di inquietare anche i più distratti. La comunità è il luogo che possiamo indicare come il luogo in cui si può vedere, sperimentare il Mistero.
Ma anche qui è opportuna una precisazione. È chiaro che la comunità cristiana normalmente coincide con la parrocchia, ma dobbiamo essere anche aperti e disponibili a riconoscere dove accade il Mistero, dove accade la presenza di Gesù, anche se questa Presenza emerge oltre le nostre strutture organizzative. Siamo noi a servizio dell’Evento di Cristo non viceversa.
Occorre piuttosto pensare alla parrocchia come una vera e propria comunità missionaria, strutturata da vere relazioni umane, grembo materno della fede, luogo della Parola, dell’Eucaristia e della fraternità.

2. I gruppi di catechisti parrocchiali
L’Iniziazione cristiana è «espressione di una comunità che educa con tutta la sua vita e manifesta la sua azione dentro una concreta esperienza di ecclesialità» (Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, Annuncio e catechesi per la vita cristiana, 14). È necessario che la proposta di Iniziazione cristiana si esprima nei "quattro pilastri" della comunità cristiana (Cfr. At 2,42-47).
Roberta Casoli, citando una frase di Papa Francesco rivolta ai sacerdoti riguardo all’omelia, «il predicatore ha la bellissima e difficile missione di unire i cuori che si amano: quello del Signore e quello del suo popolo» (Evangelii Gaudium, 143), afferma che questo vale anche per i catechisti. L’educazione alla fede, la descrive come un atto generativo, un’espressione di maternità e paternità nella fede. Invita a un metodo narrativo della catechesi piuttosto che dottrinale coinvolgendo più figure e carismi della parrocchia e dell’Unità pastorale. Suggerisce di allargare gli sguardi e creare processi per una buona pratica catechetica.
A conclusione del Convegno, ascoltando le relazioni e le sintesi del lavoro svolto a livello vicariale, il nostro vescovo Andrea ha offerto degli stimoli per il percorso di catechesi: guardare il lato positivo di ciò che si sta vivendo nelle parrocchie senza domandarci perché i ragazzi non vengono più ma piuttosto chiederci con che cosa vanno via. Propone un cammino formativo per i gruppi di catechisti. I catechisti sono costruttori di comunione, chiamati ad intessere rapporti di comunione tra i ragazzi, i genitori e la comunità parrocchiale e a edificare la comunità ecclesiale mediante l’animazione degli itinerari di Iniziazione cristiana. Essi hanno il compito di abilitare anche i ragazzi ad amare la loro comunità parrocchiale e a valorizzare in essa le proprie attitudini, i propri carismi, «per il bene comune». Il processo globale di Iniziazione cristiana, all’interno della parrocchia, richiede la presenza e la collaborazione di più persone, particolarmente di tutte le figure educative presenti nella comunità, seguendo la tripartizione tipica della vita cristiana secondo la Parola, la liturgia e la carità.
Il progetto dell’Iniziazione cristiana stimola la parrocchia a trasformarsi in una «comunità tutta ministeriale»: una comunità di fratelli e sorelle corresponsabili dell’unica missione della Chiesa e disponibili a mettere al servizio degli altri i doni ricevuti dallo Spirito del Signore. È importante che cresca in tutti la consapevolezza che «l’Iniziazione cristiana non è una delle tante attività della parrocchia, ma l’attività che qualifica l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo essere inviata a generare alla fede e realizzare se stessa come madre» (Educare alla vita buona del Vangelo, 40).
Inoltre auspica, per l’anno pastorale 2017-2018, che si costituisca un gruppo di lavoro a livello diocesano che si occupi di un progetto unitario di catechesi e di alcuni temi specifici. Il presule ha salutato e ringraziato tutti i catechisti e i sacerdoti per il loro prezioso servizio annunciando due prossimi appuntamenti: il 17 settembre a Castelmartini la 12a Giornata per la Custodia del Creato e il 01 ottobre a San Miniato la Conferenza di p. Enzo Bianchi sull’Enciclica «Evangelii Gaudium».
Urge per le nostre comunità, fatte di laici, preti e religiosi, il bisogno di sostare davanti a Gesù Eucaristico nella preghiera silenziosa per ritrovare forze nel costruire la comunità. Abbiamo bisogno di sostare per comprendere come ci ricorda Papa Francesco, che anche nella vita delle nostre comunità il tempo è superiore allo spazio, che l’unità prevale sul conflitto, che la realtà è più importante dell’idea e che il tutto, la comunità, è superiore alla parte.
È importante camminare insieme, senza aver paura del rinnovamento, ma fiduciosi nella presenza del Signore, che è «sempre con noi» (Cfr. Mt 28,20), e nell’azione dello Spirito Santo, che accompagna tutta la Chiesa nel suo cammino verso il Padre.

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