Duomo di San Miniato Cattedrale SS Maria Assunta e Genesio catthedral church tuscany romanic medieval

SAN MINIATO - Prende il via da questa settimana questa ambiziosa rubrica, nella quale cercheremo insieme di riscoprire ogni volta i piccoli tesori e le particolarità che le parrocchie e le Chiese della nostra Diocesi hanno in serbo, sperando di poter creare l’occasione, con qualche piccola pennellata, per solleticare la curiosità dei lettori verso l’interessante patrimonio e al contempo valorizzare le singole realtà locali, nella convinzione che possa essere utile sia per chi scrive sia per chi legge.
Come punto di partenza, abbiamo scelto di focalizzarci sulla nostra Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta e San Genesio, faro imprescindibile per tutta la comunità diocesana. Sulla Cattedrale si é scritto molto, e qui si è scelto di fornire qualche spunto di approfondimento per una futura visita
La Cattedrale ha origini molto antiche e possiamo farla risalire all’epoca di Federico I, il Barbarossa, periodo in cui infatti era chiesa parrocchiale dei vicari federiciani imperiali. Solo nel 1248, a seguito della distruzione del borgo di San Genesio, Santo a cui é dedicata la Cattedrale insieme a S. Maria Assunta, la Chiesa ottenne il titolo di pieve. Di fondamentale importanza, per la storia della cattedrale sanminiatese, è stato poi l’imperatore svevo Federico II (1220-1250), nipote del Barbarossa.


A lui si deve infatti l’attuale aspetto della volumetria della Chiesa che vediamo oggi: tre navate con transetto, campanile separato, ma in asse con la navata centrale. Particolare assai curioso fra l’altro, legato forse, secondo storici autorevoli, proprio alla figura di Federico II e ai suoi interessi per l’astronomia, è la singolarità della facciata.
Già a primo impatto, persino allo sguardo di un profano, salta agli occhi l’apparente «rusticità» del volto della Cattedrale - soprattutto se confrontato con l’immagine archetipica delle Chiese pisane o fiorentine - impreziosita da piccoli punti di luce bianca in ceramica incastonativi in un ordine geometrico ben preciso e assai d’effetto.
Pare che vi fossero inserite nella facciata ben 32 recipienti in ceramica, di cui 26 superstiti - dei quali la maggior parte é stata sostituita nel 1979 da copie in situ per conservare gli originali e permettere a tutti di poterli ammirare nel Museo Diocesano di Arte Sacra -con una tipologia decorativa in cui prevale il blu di cobalto su fondo smaltato bianco e disegni essenzialmente zoomorfi all’interno di intrecci geometrici. La provenienza di questi reperti é stata curiosamente ricondotta alle ceramiche arabo-ispaniche o più probabilmente alle arti dell’Africa mediterranea. Come siano giunti presso di noi, pur tenendo ben presenti gli scambi economici e culturali che all’epoca, contrariamente a quanto solitamente si pensa, avvenivano con quelle realtà così lontane dal territorio italiano, rimane questione discussa dagli specialisti.
La disposizione, che salta subito all’occhio, in due scomparti, fa pensare ai Carri dell’Orsa, indirizzati verso una stella bianca e verde, posta in alto, al centro del fastigio, a indicare la stella polare, quale punto di riferimento per tutti i fedeli che entrano dal portone principale. Secondo una lettura di Lorenzo Calvini infatti, del 1969, il cristiano sarebbe allora il pellegrino-navigante, orientato dalla Chiesa (stella polare) e dal cielo (i Carri), verso il paradiso, meta ultima del viaggio, immagine questa cara anche a Dante Alighieri che già aveva fatto sua nel canto IV del Purgatorio della sua Commedia. Degno di menzione, in questa sede, volendosi concentrare su qualche piccola particolarità, é anche il Campanile della Cattedrale, chiamato da molti "Torre di Matilde", facendo riferimento alla tradizione quasi leggendaria per cui Matilde di Canossa sarebbe nata nel vicino palazzo dei Vicari o che addirittura fosse stata battezzata all’interno del Duomo stesso.
Questo dato é molto interessante tenendo presente anche che quest’anno ricorre il 900º anniversario della morte della Duchessa di Canossa e senz’altro ci saranno iniziative convegnistiche al riguardo anche sul territorio.
La nostra Cattedrale é dunque un piccolo gioiello che troneggia dall’altura di San Miniato, pur nella sua semplicità, e racchiude, come lo scrigno di Piombo della bella Porzia nel Mercante di Venezia di Shakespeare, un cuore prezioso e luminoso, adornato di colori vivissimi e nitidi, che già dall’ingresso, con le sue singolari ceramiche, ci indican la Via verso il cielo.

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