Chiesa convento San Francesco

La spiritualità del convento di San Francesco a San Miniato non delude mai nemmeno nel giorno in cui viene celebrato un altro importante santo del francescanesimo, Sant’Antonio da Padova.


A dispetto del caldo , il 13 giugno si è aperto con molti fedeli che hanno partecipato all’evento voluto dai frati francescani.
A celebrare la messa Padre Alessandro Pretini che si è fatto umile nel proclamare il Vangelo e nel portare avanti un’importante e significativa omelia. Proprio quest’ultima ha preso le mosse dal Vangelo Secondo Marco in cui Gesù appare agli undici e li invia a predicare la buona notizia al mondo intero. Si è concentrata poi, sull’esperienza vissuta dal santo francescano che ha fatto appunto della “predicazione” il simbolo della propria ed altrui conversione.
“Antonio ha predicato con la parola e la vita” come ha invitato a riflettere Padre Alessandro. Sant’Antonio è stato proclamato Dottore della Chiesa nel 1946 da Pio XII ma la sua umile predicazione fa notare che la parola va “letta con gli occhi, meditata con la mente, comunicata con le labbra, vissuta con il cuore”. Questo ci permette di sprigionare un amore grandissimo di cui Sant’Antonio si fa portavoce: è proprio bello vedere che nella sua vita pone la predicazione al primo posto nonostante non avesse mai voluto apparire. La predicazione è, infatti, amore perché portare una buona notizia come la promessa della vita eterna alleggerisce dai mali della vita quotidiana e dalle depressioni in cui ognuno può incorrere. Amare significa “donarsi in maniera gratuita al prossimo, alle persone accanto a noi”. Quello di cui bisognerebbe tener conto per portare questa buona notizia al prossimo, amandolo nelle sue debolezze è che “Cristo è risorto per noi tutti” indistintamente. Predicazione è evangelizzazione. Per ciò occorre “evangelizzare” prima di tutto noi stessi: “Se siamo evangelizzati, iniziamo a credere” come dice Padre Alessandro. E’ questa, infine, la preghiera che viene rivolta a Sant’Antonio: evangelizzarci per poi evangelizzare.
Dopo una processione al seguito di una piccola statua lignea di Sant’Antonio un’accoglienza evangelica nel chiosco ha riportato i fedeli alla vita del santo con un brano sulle vicende della sua morte: il 13 giugno 1231 Sant’Antonio si sentì mancare e avendo compreso che non gli restava molto da vivere chiese di essere portato a Padova dove desiderava morire. Fu trasportato su un carro agricolo trainato da buoi. In vista delle mura gli venne incontro frate Vinotto che, viste le gravi condizioni, consigliò di fermarsi al convento francescano dell’Arcella. Qui i confratelli adagiarono Antonio per terra. Ricevette l’estrema unzione, ascoltò cantare l’inno mariano da lui prediletto “o gloriosa domina” quindi, pronunciate le parole “Vedo il mio signore” con lo sguardo rivolto al cielo, morì. Al momento del suo trapasso, per le vie di Padova, tanti fanciulli gridavano: “E’ morto il santo!”
Il momento di devozione a Sant’Antonio si è concluso con la benedizione dei fanciulli a lui tanto cari e con un momento conviviale dove i frati hanno festeggiato il santo coi fedeli.

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