Irene Campinoti

DAL TERRITORIO - È eccezionale scoprire un nuovo scrittore, può anche toglierti il fiato, in particolare quando questo scrittore è una scrittrice e dimostra una maturità davvero fuori del comune. Sto parlando di Irene Campinoti e del suo primo romanzo, «La Città dei Bambini», ben 453 pagine, al momento pubblicato in un’edizione in proprio, dalla stessa autrice.

Si tratta di un libro per tanti versi singolare e non possiamo non fare subito un confronto con C.S. Lewis, l’autore di «The Lion, the Witch and the Wardorobe», cioè il Leone, la Strega e l’Armadio, che sono, tutti e tre, protagonisti anche della storia di cui stiamo parlando. Anche «La Città dei Bambini» è un universo parallelo al nostro, ambientato a Manisanto, anagramma di San Miniato, che la Campinoti vede nella sua fase terminale, con qualcuno che tenta in ogni modo di distruggere, togliendole tutto, l’ospedale, la scuola, i negozi…
Le pagine che parlano di questa specie di banchetto finale sono molto tristi, la città verrà distrutta, con la complicità delle forze politiche, ma anche di tutti i cittadini. Unica a combattere sembra appunto una vecchia Strega, nella quale ci pare riconoscere una brava professionista sanminiatese, che ha dedicato molti dei suoi recenti ottant’anni, e anche infinite energie, alla valorizzazione del centro storico e del suo paesaggio.
È dunque davvero straordinario che Irene Campinoti possa trasformarla nella folle eroina del romanzo, spersa per i Vicoli Carbonai, da lei riportati a nuova vita, dietro alla vicenda delle altre figure in scena, in particolare Elena Gori, che da un certo punto in poi si chiamerà Nina e poi Lorenzo Mai, un personaggio che Elena, tornata a Manisanto dopo una specie di fuga di molti anni, non sembra riconoscere.
La storia narrata è molto complessa e non vogliamo togliere al lettore la sorpresa e lo stupore di trovarsi davanti ad un intreccio così maturo, che usa una scrittura davvero di notevole livello. Il genere è quello del fantasy, che può essere adatto agli adulti, che potranno trovare nel romanzo moltissimi spunti sull’attualità.
Ma il libro si rivolge anche ai bambini: Irene Campinoti ne ha tre e immaginiamo la loro gioia nell’ascoltare le storie che la loro mamma va loro raccontando, storie non solo entrate in questo libro, ma anche in altri sui, come la bellissima favola "Storia di tappino".
Ma il paragone da fare è ancora Lewis, che nel 1950 cominciò a pubblicare i romanzi delle sue "«Cronache di Narnia» (di cui «The Lion» è solo il primo di ben sette libri), ma anche al suo amico Tolkien (che aveva raccontato al figlio e poi pubblicato il suo "Lo Hobbit" nel 1935, e che fece uscire "Il Signore degli Anelli" solo nel 1954, dopo il grande successo ottenuto da Lewis) e ad altri autori per bambini, come Astirid Lindgren, la cui «Pippi Calzelunghe», prima di essere un libro era stato una storia narrata alla figlia.
E dopo aver citato tutti questi autori da milioni di copie, non possiamo non ricordare un autore che di copie ne ha vendute pochissime e che è stato pubblicato dalla Tipografia Bongi di San Miniato nel 1886, senza mai più essere rieditato, stiamo parlando di Guido Pieragnoli, autore di «La Bruna di Poggighisi», che si svolge in un Cinqucento sanminiatese credibile e forse possibile, ma che - per quanto ci interessa - usa ampiamente una Strega, Barbuccia, e un’ambientazione di notevole impatto narrativo, quelle Fonti alle Fate, che sembrano rimaste solo nel nome di un parcheggio, ma che in realtà esistono ancora, nascoste tra i rovi della collina che scende dai giardini di San Miniato.
Si possono trovare su internet alcune foto, davvero suggestive, eseguite da Francesco Fiumalbi, che mostrano il mistero di questo luogo che alcuni fanno risalire addirittura ai Romani o magari agli Etruschi. Ci sono, nel libro di Pieragnoli molte pagine che sembrano rimandare a quello della Campinoti, soprattutto all’universo ’altro’ che si cela dietro i rovi e le acacie selvatiche, un ’locus’ - come giustamente lo chiama Fiumalbi, nel quale perdersi, ma dentro a cui si può anche salvarsi dalla malvagità del mondo ’fuori’.
Tante volte ho desiderato di scrivere un libro come questo, che mischiasse fantasia e realtà, nel paesaggio meraviglioso che circonda la città di San Miniato (o Manisanto, come da qui in poi bisognerà chiamarla), con i Vicoli Carbonai, con la Strega che li governa, forse addirittura con i Bambini che continuano a volerla abitare.
Per fortuna non l’ho fatto, perché non sarei mai riuscito a scrivere un romanzo affascinante come quello di Irene Campinoti, quasi cinquecento pagine che ti prendono come pochi libri hanno fatto e che chiedono di essere lette, quasi mancasse il tempo, quasi che la città di Manisanto ogni giorno crollasse ancora un po’, ogni giorno chiudessero scuole, negozi (come appunto succede in queste ore e quasi sempre, negli ultimi anni). Bisogna dunque arrivare alla fine del libro, per capire come salvare la nostra città e i suoi scrittori, perché nessuno nei prossimi anni scriva un libro come quello di Roman Jakobson: "Una generazione che ha dissipato i suoi poeti", quei poeti che, non solo in epoche rivoluzionarie o post rivoluzionarie, si continua a rimuovere o a dissipare.

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