Ecco le due testimonianze dei novelli diaconi, in ordine, quella di Luca Carloni e Massimo Meini

 

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Luca Carloni (il primo da sx)                                         Massimo Meini             

DALLA DIOCESI - “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,43-45). Quello a cui ci chiama Gesù è qualcosa di straordinario, che va oltre ogni logica umana. Ci dice che per essere grandi, per ricoprire un ruolo importante, bisogna essere servitori e non re, bisogna essere ultimi e non primi. Gesù ci ha mostrato che è lavando i piedi a chi abbiamo vicini che si diventa grandi, ci ha fatto vedere che la veste regale è quel grembiule di cui si cinse nell’umile gesto della lavanda dei piedi, la posizione da re è quello stare chinato a terra a lavare i piedi a noi. Essere ultimo, è questo un grido che sento rimbombare nel mio cuore, essere semplice, sempre pronto a mettermi al servizio di chi mi sta di fronte. Essere ultimo per poter vedere tutte le necessità che i fratelli e le sorelle hanno, essere ultimo per avere uno sguardo pastorale su chi condivide la strada con me.

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SAN MINIATO - Il prossimo 29 novembre ricorrerà il primo anniversario della morte di don Luciano Marrucci. A lui la rivista «Erba d’Arno», nel numero 144-145 (2016) ha dedicato un bel ricordo a firma di Carlo Lapucci che ne tratteggia con sensibilità il profilo e offre una breve bibliografia ragionata delle sue opere. Riportiamo qui alcune commoventi pennellate con cui Lapucci ritrae la figura e il carattere dell’amico: «Luciano era fatto come la sua casa a Moriolo. Quando l’incontrai viveva solo: un mondo dal quale era bandito l’ordine, la convenzione, dove ogni cosa occupava il posto che le pareva, senza che il padrone la costringesse a stare dove sarebbe stato naturale cercarla. Fu per me una sorpresa solo iniziale perché ben presto fu chiaro che l’ordine naturale delle cose non era stato abbandonato per faciloneria o trascuratezza, ma per una scelta, se non precisa, determinata e cosciente, di una vita secondo valori che stanno al di là di molte di quelle convenzioni che ordinano e conformano l’assetto comune e convenzionale della quotidianità delle persone.

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SAN MINIATO - Anche quest’anno ci accingiamo a vivere l’avvento e il periodo natalizio con una attenzione ai bisogni emergenti intorno a noi. Tante saranno le iniziative personali e parrocchiali che ci vedranno impegnati, ma come gli altri anni vogliamo prendere un’attenzione precisa che coinvolga tutta la Diocesi. Il nostro vescovo mons. Andrea Migliavacca ci ha chiesto di continuare a seguire le zone del Centro Italia colpite dal terremoto. Abbiamo già svolto una giornata di raccolta specifica, la quale ha dato il risultato di circa 30.000,00 euro, già inviate alla Caritas Italiana. Sappiamo però che i bisogni continuano ad essere tanti e, mentre la Protezione Civile e le varie Amministrazioni locali e statali intervengono con le strutture provvisorie per ospitare i tanti sfollati, la Caritas si è assunta il compito di seguire in loco le comunità, di aiutarle nelle loro necessità primarie e di accompagnarle anche nelle ferite interiori portate dalla morte di persone care, dalla perdita della casa e dalla paura per le scosse che continuano. Su indicazione della Caritas Italiana ogni Caritas regionale si farà carico di alcune comunità precise.

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DALLA DIOCESI - È arrivato il momento di tirare le somme della nostra piccola inchiesta sui problemi del comprensorio del cuoio. Abbiamo ascoltato la voce degli amministratori locali, delle scuole, degli operatori del terzo settore che si occupano in particolar modo dei fenomeni delle dipendenze e delle forme di disagio sociale purtroppo presenti anche nei nostri paesi. Statistiche raccolte dall’Azienda Regionale Sanitaria Toscana ci hanno aiutato a inquadrare il problema anche dal punto di vista quantitativo, benché non esistano dati completi e definitivi.
Lo spaccato che emerge lascia sicuramente spazio alla speranza, anche se con molte ombre. Nonostante l’impegno e le parole rassicuranti delle amministrazioni è chiaro che anche qui emergono sempre più forti le problematiche del degrado urbano. Anche se tendenzialmente il nostro tenore di vita è ancora elevato, esistono delle sacche di povertà, di "degrado del bello", di disagio personale e familiare, che influiscono sulla percezione della sicurezza e sulla qualità della vita di tutti.
Affiorano anche problematiche legate alla solitudine che si manifesta sotto varie forme e sfocia in comportamenti lesivi della propria e dell’altrui dignità. Ci riferiamo al problema della prostituzione (e non solo quella in strada), al consumo di sostanze stupefacenti, alla dipendenza dal gioco d’azzardo, che addirittura comincia a interessare anche le giovani generazioni.

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Passano i giorni e gli alunni del liceo Marconi sono ancora incerti sul proprio futuro scolastico. Una situazione angosciante per tanti di questi giovanissimi e per le loro famiglie. In attesa che si risolva la discussione sulla "nuova sede" provvisoria del liceo, alcuni ragazzi si sono sfogati, nel corso della festa del Tartufo, con i missionari di Nuovi Orizzonti che svolgevano attività di evangelizzazione di strada e di ascolto dei problemi delle persone. Tra una preghiera e la scelta casuale di una parola biblica che potesse parlare alla situazione di ognuno, quegli studenti hanno manifestato la preoccupazione che maggiormente li affligge. Un grido che non può essere ignorato.

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