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CASTELFRANCO - Il Comune di Castelfranco di Sotto, uno dei centri più multiculturali del Comprensorio, assieme a S. Croce, esprime appieno l’insieme delle criticità del territorio, ma anche le opportunità e le risposte dell’amministrazione, guidata da Gabriele Toti:

Sindaco, ci racconti la sfida dell integrazione a Castelfranco
«Possiamo anche continuare a far finta di niente, ma la nostra società, e parlo di quella italiana, sta diventando multiculturale. La nostra realtà castelfranchese ci conferma il quadro nazionale: molti cittadini da tanti anni vivono, lavorano ed hanno figli che frequentano le scuole qui. Abbiamo percentuali superiori alla media (siamo al 14%) di stranieri per il fatto di trovarci in centri industriali ad alto tasso di impiego di lavoratori extracomunitari. Le attività di integrazione devono portare alla conoscenza reciproca. Sono convinto che considerare i valori di riferimento civili e religiosi delle nostre comunità, salvaguardarli, valorizzarli non vada in contrasto con politiche di integrazione. Siamo italiani, ogni giorno e non solo in contrapposizione ai nuovi arrivi: uno straordinario popolo accogliente ed ospitale, capace di trasformare ogni situazione difficile in occasione di crescita ed arricchimento culturale e sociale.
Da poco abbiamo approvato un disciplinare con norme più precise in caso di ricongiungimenti per cittadini stranieri. Tra le norme c’è una responsabilizzazione dei proprietari degli alloggi con cui gli stessi attestano, assumendosene la responsabilità, tramite apposite certificazioni, lo stato dell’alloggio e degli impianti. In un anno siamo passati da 21 richieste concesse, nel periodo giugno-settembre 2015, a 7 nel periodo giugno - settembre 2016».

In ogni comune la parola "degrado" ha assunto un significato diverso. Qual’è quello di Castelfranco, quali sono le problematiche principali?
«L’aspetto più importante è recuperare il senso di comunità e il senso di appartenenza. A Castelfranco ha assunto un significato diverso il concetto di lotta contro il degrado: quest’ultimo può essere rappresentato da una scritta che imbratta un muro, un vetro rotto o poca manutenzione in uno spazio pubblico. L’obiettivo dell’Amministrazione è di restituite a poco a poco al nostro paese la sua bellezza: Strade, chiostri, piazze, muri, puliti e curati. Il bello educa al bello e, in tutti questi anni, i nostri cittadini hanno dimostrato di avere cura e preoccupazione per proprio paese. In questo senso ricordo quanto di positivo è stato fatto: con il percorso di Castelfranco Bene Comune, abbiamo delle aziende private o gruppi di cittadini che provvedono alla gestione delle aree a verde con uno sconto sulla bolletta tari (tassa sui rifiuti)».

Diffusione di sostanze illegali anche tra i più giovani, bullismo ed emergenza scuola. Quali di queste criticità interessa di più il suo comune.
«Sono problematiche di cui sentiamo quotidianamente parlare e che ci troviamo a gestire. Nell’affrontare questi fenomeni non siamo soli ed agiamo in accordo con le istituzioni scolastiche ed i servizi sociali: in alcuni casi c’è stato anche il coinvolgimento di associazioni sportive, inserendo nelle squadre giovanili alcuni ragazzi che si trovavano in condizioni ’di marginalità’. Lo sport può avere anche questo valore. Esiste, un problema di spaccio di sostanze stupefacenti che interessa i nostri boschi delle Cerbaie. Su questo versante, registro una fortissima azione da parte dell’Arma dei Carabinieri e la collaborazione del corpo forestale dello stato, pur nella limitatezza di personale.
Per far fronte a questi problemi è fondamentale la collaborazione delle famiglie, della scuola e di chiunque sia a conoscenza di situazioni di difficoltà perché conoscere ci permette di intervenire tempestivamente».

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SAN MINIATO - Con la conferenza stampa del 27 ottobre scorso l’Opera SpathaCrux ha rilanciato la sua presenza sul territorio diocesano ed ha annunciato anche l’apertura di una nuova sezione a Pistoia. Associazione privata di fedeli approvata da mons. Fausto Tardelli nel 2014, l’OSC è composta prevalentemente da giovani, a partire dal suo presidente e fondatore Valerio Martinelli, studente universitario ventitreenne.

Al tavolo dei relatori, Leonardo Rossi, Melissa Costagli e Matteo Petrini, che hanno ricordato i principi ispiratori dell’associazione SpathaCrux, che nel nome richiama le immagini paoline della Parola di Dio come spada e della Croce che è potenza e sapienza di Dio (non a caso il patrono dell’Opera è l’Apostolo Paolo) e la cui finalità è la formazione dei giovani all’onesta partecipazione alla cosa pubblica in accordo con i dettami della fede cattolica. Una particolare attenzione è dedicata alla tutela del patrimonio storico-artistico e alle opere di beneficenza.

A questo proposito sono state menzionate le collaborazioni con la Fondazione Stella Maris, con i Rotaract di San Miniato e con i Leo Club distrettuali. Con questi ultimi in particolare è in corso una raccolta di fondi per un progetto ambizioso, Checkpoint Africa, che culminerà nel 2018 con la partecipazione a un rally umanitario in favore delle popolazioni povere del Marocco.

Dal punto di vista della formazione, l’OSC ha organizzato in passato convegni su tematiche diverse, l’ultimo dei quali a Firenze sulla situazione dei cristiani in Terra Santa.

Un progetto che riguarda più da vicino San Miniato è quello volto a valorizzare luoghi e monumenti del territorio attraverso documentari prodotti in collaborazione con un gruppo di giovani operatori. I video saranno trasmessi attraverso il sito web del Comune di San Miniato. Un altro progetto culturale importante si svolgerà nel territorio pratese, a Montemurlo, dove avrà luogo, in una residenza storica recentemente ristrutturata, un ciclo di serate sul modello della Versiliana.

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SAN MINIATO -I problemi sono reali e sarebbe sciocco chiudere gli occhi - a parlare sono due docenti di Religione dell’Istituto Cattaneo di San Miniato, Gabriella Boldrini e Alessandra Dal Canto - però bisogna rilevare che la scuola è attenta alle tematiche dell’educazione alla salute e della prevenzione delle dipendenze già dagli anni ’90”.
La legge 162 del 26 giugno 1990 istituì nelle scuole superiori i Centri di Informazione e Consulenza (CIC), per offrire agli studenti ascolto e assistenza. Anche se all’epoca non c’erano statistiche o dati precisi, ci si rese conto che per i giovani star bene con se stessi, con gli altri e con le istituzioni è il modo migliore per evitare di cadere in comportamenti a rischio.
All’Istituto Cattaneo attualmente è operante il CIC, gestito da docenti formati per svolgere questo servizio, a cui si è aggiunta una psicologa scolastica. Al centro di informazione e consulenza, che è parte integrante dell’offerta formativa della scuola, possono rivolgersi sia gli studenti, che le famiglie e i docenti. L’assoluto rispetto della riservatezza incoraggia una grande fiducia e apertura da parte dei giovani nel rivolgersi ai docenti per esporre i loro problemi.
“Nonostante i tagli, il preside Alessandro Frosini ha voluto continuare a investire risorse umane ed economiche in questo servizio e in altri progetti che vanno nella stessa linea”.
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DALLA DIOCESI - L'inchiesta che il nostro settimanale sta portando avanti da alcune settimane sulle situazioni di disagio sociale e degrado urbano nel nostro territorio, oltre ad aver evidenziato il legame tra le varie dipendenze e i comportamenti anti-sociali che interessano soggetti di età sempre più giovane, ha verificato quanto il degrado degli edifici e degli ambienti sia strettamente collegato al degrado delle istituzioni. In particolare, trattando della scuola, sono stati professori e dirigenti scolastici a segnalarci che il disagio giovanile spesso esplode laddove non esistono strutture adeguate per accogliere percorsi di formazione e crescita umana degni di questo nome.

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giulia deidda
 
SANTA CROCE SULL'ARNO - Ogni territorio vive le sue particolari forme di difficoltà. Nel comprensorio però sembra esserci una continuità anche nella narrazione delle situazioni di degrado e di allarme sociale. Ne abbiamo parlato con Giulia Deidda, sindaco di Santa Croce e, assieme a Ilaria Parrella, unica donna alla guida di un comune nel comprensorio.
 
Forme di degrado, emergenza sociale, bullismo. Anche Santa Croce vive questi problemi?
«La tematica del degrado incrocia sia un dato urbanistico oggettivo, sia un dato percepito. Esistono zone del nostro paese che necessitano di una riqualificazione urbana: aree con vecchi contenitori conciari dismessi, zone del centro storico in cui è necessaria la riqualificazione di edifici e la creazione di nuovi spazi urbani. Siamo consapevoli che il decoro porta decoro. In questo senso stiamo cercando di attivare anche la forza dei privati.
Quanto al bullismo, a Santa Croce ci vengono riferiti episodi che riguardano sia maschi che femmine. Quando ci é stato riferito un problema significativo di questo tipo, abbiamo cercato di dare, in collaborazione con la scuola, risposte concrete. A livello di prevenzione promuoviamo progetti continuativi in ambito zonale. E’ una questione su cui porre la massima attenzione visto la sua degenerazione negli ultimi tempi».
 
Lei viene da una storia politica di Sinistra. La questione della legalizzazione dei cannabinoidi, anche oggi nel Pd, non viene forse trattata con troppa faciloneria?
«Non credo. Si è cercato di costruire una proposta di legge condivisa tra le varie forze politiche e supportata da autorevoli esperti. L’obiettivo della legge è quello di regolamentare un mercato (che ricordo essere anche in mano alle mafie) e non quello di legalizzare una dipendenza. Ricordo che la materia della legalizzazione si incrocia anche con l’uso terapeutico della cannabis; gli effetti benefici di questa sostanza a livello terapeutico, per alcune patologie, sono scientificamente provati.
Se oggi, siamo a parlare di legalizzazione, è evidente che il proibizionismo degli anni ’70 non ha portato alla risoluzione del problema. A quanti affermano che legalizzare la cannabis significhi aprire la strada all’uso di sostanze più pesanti, dobbiamo pensare che in Colorado, ad esempio, la legalizzazione non ha portato né l’aumento del consumo di cannabis, né tanto meno il consumo di sostanze stupefacenti pesanti.
 
Quali sono le richieste più frequenti ai servizi sociali?
«La crisi economica che non accenna a rallentare e che ha colpito duramente anche il nostro territorio ha aumentato le problematiche e le necessità delle famiglie; si è ampliata quella fascia di nuclei monoreddito che accede sempre più frequentemente, e talora con ritrosia, ai servizi sociali del nostro Comune. Le richieste più frequenti riguardano la mancanza di lavoro ed il problema abitativo.
Riscontriamo un crescendo di richieste sia tra i giovani che non riescono ad entrare nel mercato del lavoro e appaiono sempre più demotivati dai ripetuti insuccessi, sia tra gli adulti che hanno perso il lavoro e non riescono a ricollocarsi. Il problema del disagio abitativo ha cominciato a manifestarsi da tempo. Attraverso un Tavolo Casa comunale si ricevono richieste per cauzioni, locazioni, utenze, per prevenire la perdita dell’alloggio e sostenere i nuclei nella conduzione dell’abitazione. Si erogano contributi e si indirizzano i richiedenti verso tutti i possibili finanziamenti. Eroghiamo inoltre buoni alimentari, attuando il recupero delle derrate attraverso il progetto Buon Samaritano. Persiste infatti una sacca di povertà estrema che viene sostenuta allo scopo di garantire un livello minimo di dignità sociale: cibo, posto letto, disponibilità di gas acqua energia e, a questo scopo, diamo ospitalità al Centro di Ospitalità Notturna e collaboriamo con tutte le strutture assistenziali del territorio».
 
La situazione drammatica del Marconi ha fatto esplodere il problema della adeguatezza dei plessi scolastici..
«L’adeguatezza dei plessi scolastici è materia di lavoro quotidiano: abbiamo a che fare con edifici datati richiedono attività progettuali ed investimenti. Le necessità di intervento sono le più diverse, dall’effiicientamento energetico, all’adeguamento degli infissi, al superamento delle barriere architettoniche. La manutenzione che effettuiamo sui nostri plessi scolastici è continua e  le risorse a disposizione sembrano non bastare mai. L’azione di monitoraggio e le manutenzioni ordinarie e straordinarie effettuate questi anni ci permettono di affermare che le nostre scuole sono sicure, perché per noi la sicurezza è il primo obiettivo da raggiungere: abbiamo infatti stanziato in bilancio oltre 100 mila euro di interventi. 
Sarebbe bello avere l’opportunità di avere risorse a disposizione per dotare i nostri edifici di spazi a servizio della socialità e dell’aggregazione di una popolazione scolastica in continua crescita».
 
Secondo lei, anche i problemi sociali si risolvono se si va oltre il campanile?
«La gestione delle politiche sociali, attraverso la Società della Salute del Valdarno Inferiore è la dimostrazione di come la conduzione unitaria, non solo ha funzionato in termini di risposta alle domande, ma ha prodotto anche esempi di politiche innovative esportati presso altre realtà amministrative, come ad esempio l’attività del nostro centro affidi. 
Andare oltre il campanile oggi non solo è utile ma diventa necessario. La riorganizzazione istituzionale, a partire dall’eliminazione delle provincie, pone la necessità di ripensare i nostri territori in maniera più larga e organica anche in funzione dell’attrazione di risorse regionali ed europee che sempre più si rivolgono ad ambiti territoriali che un solo comune non rappresenta più. 
Questo approccio unitario dovremo potenziarlo e rafforzarlo per tutte le politiche, da quelle educative, a quelle ambientali ed economiche: solo pensando ad una grande città di 100 mila abitanti la politica potrà veramente dare risposte alle domande di un tessuto urbano e sociale complesso».

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